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Palazzo_Buonaccorsi_galleria_Eneide

di Camilla Domenella

Il mezzogiorno di Agosto cala a picco, senza ombre, sul cortile di Palazzo Buonaccorsi. Il lucore invade ogni spigolo delle pareti, ogni interstizio del pavimento, ogni insenatura della balaustra. Ad accogliere i visitatori, in quel cortile quasi etereo, resistono da più di due secoli le statue di Ercole Vincitore.
Inizia da quei corpi di pietra, l’itinerario museale di Palazzo Buonaccorsi.
Attualmente, sono visitabili il Museo della Carrozza, al piano seminterrato, e la Sala dell’Eneide, che si trova invece al primo piano del Palazzo. Entro la fine dell’anno, il piano nobile ospiterà la raccolta di opere d’arte antica della Pinacoteca Comunale, mentre è ancora in fase di allestimento la collezione d’arte moderna.

Le tre statue di Ercole, intanto, continuano a dominare il cortile, incuranti delle vicende che si svolgono nel Palazzo. Il visitatore che varca la soglia di Palazzo Buonaccorsi, non può evitare di incatenare il suo sguardo alla perfezione di quei corpi di pietra.
I tre colossi in pietra d’Istria, alti 3,40 metri, sono opera dello scultore padovano Giovanni Bonazza, e rappresentano tre momenti delle note fatiche di Ercole. A destra, è scolpito il semidio con ai piedi il Leone Nemeo abbattutto; al centro, Ercole contro l’Idra di Lerna; a sinistra, l’eroe che fa della pelle del Leone la sua armatura. Il dinamismo affascinante, derivato dal chiasmo e dalla torsione del busto, rende questi Ercole viventi, eternamente sfuggenti, concentrati, fieri. La pietra d’Istria, riflettendo la luce, li rende splendenti come dèi scesi tra i mortali.
Il visitatore, abbagliato, è costretto a ritrarre lo sguardo: mai peccare di tracotanza. Prosegue allora il suo itinerario…

Dove un tempo erano le scuderie e i locali di servizio del Palazzo, ora è il nuovo Museo della Carrozza. L’esposizione comprende ventiquattro vetture, tra modelli sportivi, di rappresentanza, da viaggio, più o meno antichi. Il pezzo più antico della collezione è una Berlina trasformabile, risalente al XIX secolo.
Il Museo della Carrozza si snoda lungo un percorso cronologico e tematico. Attraversare le sale è come piombare ogni volta in una nuova epoca e in una nuova situazione. Dalla portantina a cinghie, alla Gran Brake de Chasse, carrozza ormai simile ad un’automobile, il visitatore valuta i progressi della tecnica, i materiali di costruzione, le migliorìe apportate attraverso i secoli. Ciascuna sala è corredata di pannelli con spiegazioni, e di touchscreen e videoproiezioni. L’odore antico del cuoio delle carrozze s’immerge nell’illuminazione flebile degli schermi tecnologici, in un contrasto dinamico, efficiente, creativo. A conclusione del percorso, è possibile accedere all’installazione multimediale “In carrozza! invito al viaggio nel territorio maceratese”. Un simulatore di movimenti e suoni riproduce esattamente un viaggio in carrozza. Sugli schermi che fanno da finestrini, scorrono le immagini dei paesaggi marchigiani. Visso, Apiro, Tolentino, Potenza Picena si avvicinano tra scossoni e sobbalzi, descritti dalla voce di un’immaginario cocchiere in serpa.
Il visitatore esce sempre un po’ stravolto dal simulatore. Entusiasta anche, ma stravolto. Con passo incerto, risale al piano superiore. La scalinata che lo porta al piano nobile lo rimette in sesto. Si ipnotizza di fronte alle statue e ai finestroni che danno sul cortile.
Così, percorrendo il corridoio che lo introduce alle sale del Palazzo, dà un altro sguardo all’Ercole in cortile. Ormai è un amico: vien quasi voglia di salutarlo da lassù. Un ammiccare basta e avanza, e così avanza anche il visitatore.
Lo scorcio che si apre alla visuale è quello prospettico di porte concentriche. Sembrano uno dentro l’altro, quegli ingressi in marmo rosso, che scandiscono il ritmo della pavimentazione e delle stanze. Le sale ospitano, fino al 1 Settembre, la mostra “Le mani in gioco”, nata dalla collaborazione tra l’artista scultore Sandro Piermarini e l’artigiano Guerrino Rasponi. Le opere esposte sono infatti sculture in marmo, che fondono soggetti contemporanei a materiali dell’arte classica, proprio come in questa occasione si sono fuse insieme le capacità creative dell’artista e quelle tecniche dell’artigiano.
I soffitti a cassettoni, riccamente decorati, fanno da scrigno alle opere. Il visitatore resta incantato dalla finezza degli ornamenti, dipinti con un tale minuzioso chiaroscuro da sembrare tridimensionali. Il visitatore prosegue, spostando lo sguardo in ogni angolo, osservando ogni dettaglio. Fino a quando, varcando la soglia dell’ultima porta, resta inebetito e senza fiato. La Sala dell’Eneide gli si offre alla vista in tutto il suo sfarzo.
Il pavimento in marmo rosso e giallo di Ferrara risplende acceso dalla luce delle finestre, le pareti decorate a foglie d’oro stillano ricchezza e fasto, le tele immense si alternano ai marmi scuri, ai fregi decorati, alle lesene arabescate. E il soffitto! La volta a botte del soffitto è completamente affrescata. Vi sono rappresentate le nozze di Bacco e Arianna, a opera dell’artista Michelangelo Ricciolini. L’occhio si perde in un vortice di corpi, di colori, di forme; si riempie di immagini e figure, mentre la bocca resta aperta per la meraviglia.
Sulle pareti, le undici tele presenti, ritraggono ognuna una scena dell’Eneide. Dall’opera con Venere cacciatrice che appare ad Enea, alla battaglia dell’eroe troiano contro Mesenzio, viene visivamente riassunto l’intero poema virgiliano. Manca però una tela: quella che rappresenta Enea e Didone che si inoltrano verso la grotta. Opera custodita al Museum of Fine Arts di Houston.
Le opere vennero commissionate dalla famiglia Buonaccorsi ai maggiori pittori del tempo, e furono appunto sistemate nella Sala da cui il nome, dopo che gli architetti Giovan Battista Contini e Ludovico Gregorini ultimarono il Palazzo nel 1718.

Il polo museale di Palazzo Buonaccorsi rappresenta un gioiello nella cultura maceratese. Grazie al restauro conclusosi nel 2009, il Palazzo è tornato allo splendore originario e si è aperto ad un crescente pubblico. Di grande successo, per esempio, è stata l’iniziativa “GustaMuseo”, in collaborazione con i ristoranti convenzionati della città, e gli spettacoli del Macerata Opera Festival, il quale ha utilizzato Palazzo Buonaccorsi come teatro per gli appuntamenti del Festival OFF.
Ma lassù, al primo piano, queste cose non interessano. Enea continuerà a sostenere il padre Anchise sulle spalle, Arianna e Bacco festeggeranno eternamente le loro nozze. Ercole, che dalla balaustra domina un paesaggio sconfinato di colline fino al mare, vincerà per sempre le sue dodici fatiche.

(In foto: Sala dell’Eneide. Foto da: musei.marche.it)

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