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noise2d

di Elisa des Dorides

Major ed etichette indipendenti. Musica mainstream da assorbire con ingordigia, quasi fosse un gesto in automatico, e musica underground, se così la si vuol chiamare. ‘Underground’ è un aggettivo che si può utilizzare pensando a quei condotti alternativi che adottano alcuni artisti per arrivare a farsi conoscere quando il monopolio delle major arriva a strozzare il mercato musicale. E queste vie alternative si chiamano etichette indipendenti e netlabel. Ciò di cui si occupano queste, più o meno piccole, case di produzione riguarda l’originalità, il talento e la passione di artisti che partono da zero. Nessun contratto fatto prima, poche esibizioni live. Non si tratta di plasmare e guidare le attitudini e gli obbiettivi di un gruppo o di un cantante imponendo condizioni su condizioni circa la sostanza musicale o vicissitudini organizzative. Si tratta piuttosto di portare avanti un’intensa attività di booking per far girare e conoscere gli artisti lottando contro lo snobbismo del mercato musicale italiano. E non solo. A non facilitare la circolazione di nuova musica c’è questa massa ingombrante chiamata ‘pigrizia’, la quale è ben radicata nell’ascoltatore odierno che troppo spesso non ha interesse di scoprire nuove forme musicali e viene bombardato da ciò che passano in radio o nei principali scaffali di vari megastore. Internet e social networks si muovono controvento però e per fortuna. La musica indie è condivisa e prolifera come bacilli in tempi e misure difficilmente controllabili attraverso la rete.
Nel territorio marchigiano la label Onlyfuckingnoise mira a scoprire e promuovere quei musicisti che respirano proprio in questo risvolto di tessuto che costituisce il panorama musicale italiano. In particolare, il loro binocolo è puntato sulle sonorità noise. E questo, ultimamente, gode di buona salute nell’underground. Dopo aver fatto scuola gli Zu, tra Fuzz Orchestra, Zeus!, Putiferio, Zolle,  questi i più in vista, il genere noise, comprendente l’arteria jazzcore e affini spopola.
A Maggio 2013, a braccetto con etichette come la Blindie Proteus, Bloody Sound Facktory, Sangue Dischi, Mescaleros, Crew, Sweet Teddy Records e Narvalo Suoni, viene prodotto Soma dei Lleroy. E sempre a Maggio del 2013 nasce Three Angels dei Io monade stanca, con dietro un’altra cordata di etichette come Human Feather , A Tant Rever Du Roi ,New Sonic Records , Whosbrain, Canalese Noise ,Goat Man e T. Collectible Distribution.
I Lleroy sono di Jesi e sono al secondo disco: cinque anni fa, infatti, usciva Juice of bimbo. Francesco Zocca è la voce del gruppo, suona la chitarra e si occupa del sintetizzatore Monotron; Riccardo Ceccacci, invece, è alla batteria e Chiara Antonozzi è voce e basso. Un trio all’opposto dell’armonizzazione. La loro è una corsa verso gli opposti, i contrasti ritmici: carta vetrata pestata d’elettronica. Questo è Soma: passaggio alla lingua italiana urlata e trascinata per vestire la ruvidità del basso che fagocita in giri ipnotici. La nausea del frastuono è una forma circolare, un caos rullato a dovere. La ricerca dell’istinto musicato? Forse. Impervie vie, chine da sudare e biasimare. Noise e hardcore: una corteccia indurita da nessuna concessione a melodie, né smussature né indugi ritmici, affondi e distorsioni. Agitazioni incattivite in Don Peridone che muove impulsi tribali strapazzati in velocità crescenti. In Merda nazionale si rimane travolti senza soluzione (né musicale né realistica) dal magma noise fino ad arrivare al grind core di Omega999. La ricerca nel rumore è cosa ardua e dolorosa: dovete sapere cosa vi apprestate ad ascoltare.
I piemontesi Io monade stanca sono un po’ più frenati sul piano del rumore cupo e frenetico. Il trio avant-punk, math- noise non vi tradirà in quanto a sonorità ambigue e trascinanti. Che poi le definizioni sul genere musicale assomigliano pericolosamente a cartelli stradali e, dunque, se volete perdervi come si deve ascoltate il disco senza indicazioni e godete della deriva.
Edoardo Baima (chitarra, basso e voci), Matteo Romano (percussioni), Nicolas J. Roncea (chitarra) assemblano un disco di chiaro stampo sperimentale. Birichino sarai tu è un brano che procede per rallentamenti e accelerazioni, mentre Telefilm vede la collaborazione con Xabier Iriondo e assomiglia ad  un rosario di voci e cori al limite del grottesco. La chitarra attraversa ogni brano in riverberi trasognati e lucidi che tendono ad espandersi fino a perdersi. Spazia, s’irradia in Momra Rusia per poi piombare pesante sul finire con strascichi di noise psichelico. E così va avanti per tutto il disco questo proliferare di divagazioni ritmiche, cellule tematiche in bilico tra il malinconico e l’assoluta freddezza. Molte sfumature, baritonali chitarre, dolciastri propositi.
Questo è il noise con i suoi satelliti. Cassa, risonanza e “fuoco a volontà”.

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