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di Elisa des Dorides

Cosa succede quando il rock (e non solo) finisce dietro le sbarre ce lo raccontano i carcerati della casa di reclusione il ‘Barcaglione’ di Ancona. Il cortile di Lettere e Filosofia di Macerata ospita una serata in cui teatro e musica ci raccontano di gente famosa che è finita al fresco. Il Muro – Storie rock di gente da galera è uno spettacolo che fa parte di Macerata Opera Festival,  pensato da Francesca Marchetti, con la regia di Marco Bragaglia e prodotto dall’associazione Art’O che si occupa di organizzare laboratori teatrali proprio all’interno del ‘Barcaglione’. Marco Bragaglia è il regista marchigiano che ha girato il cortometraggio Cittadini Invisibili proiettato a Roma durante il Medfilmfestival . La pellicola fa parlare i detenuti sulla loro idea di libertà, cittadinanza e su quei tatuaggi che sfoderano con fierezza come ricordo ineluttabile di quella che è stata la loro esperienza in carcere, dietro quel muro. E, a musicare i racconti assimilabili a sketches, ci sono i Down South London che portano i brani dei Pink Floyd a risuonare di alienazione tra le mura del cortile dell’Università, tra le pareti di una cella, fino a diventare  sguardo oltre, evadendo.
Gli attori sono quattro: Julian, Raffaele, David e Gianfranco. Energici e resi disinvolti da una notevole autoironia, interpretano i protagonisti che, per un motivo o per l’altro, sono stati arrestati per un breve periodo o per  tempi più lunghi. Storie e vicende riprese dal libro Jailhouse rock – Storie di Rockstar dietro le sbarre di Patrizio Gonnella e Susanna Marietti, manipolate poi da Marco Bragaglia in modo da poterle cucire un poco addosso agli attori e alle tempistiche dell’alternarsi recitazione/colonna sonora pinkfloydiana.
Il cortile di filosofia è al completo: si percepisce che si tratta di un evento atteso. La gente è seduta per terra quasi fin sotto il palco con lo schermo in cui vengono proiettate immagini di carcerati ‘comuni’ e di quelle perle della musica squinternate alcune, piene di sé altre, perse e spaventate altre ancora. Bertrand Cantat, ad esmpio, si è lasciato prendere la mano dalla gelosia convulsa per la sua compagna Marie Trintignant. Lei attrice bellissima sempre in giro “chissà con chi, chissà a far cosa”, lui travolto dal successo con i Noir Desir e dall’alcool , ecco che, giorno dopo giorno, dubbio morboso dopo dubbio morboso, Bertrand uccide Marie una sera estiva del 2003. Viene arrestato e poi, anni dopo, rilasciato in libertà condizionata “per gli sforzi di reinserimento sociale fatti dal condannato e anche per le sue prospettive di reinserimento professionale”. Anche se la carriera con i Noir Desir è bella che finita, Cantat continua ad imprimere la sua irrequietezza allucinata nella musica con varie collaborazioni. L’attore che interpreta Bertrand confonde l’emozione di trovarsi davanti ad un pubblico sorridendo spesso e ci riesce benissimo. Gli occhi bassi si piantano solo quando una certa empatia con la frustrazione di chi non può tornare sui suoi passi lo assale come un’onda altissima.
Per ricordare la bravata di Jerry Lee Lewis, invece, sono in due sul palco e il farsi compagnia li rende chiaramente più disinvolti. Un signore del rock’n’roll che si fa sbattere al fresco per due giorni dopo aver fatto un po’ di bordello presso l’uscio di casa Elvis Presley.  Quest’ultimo si era dimenticato di avvertire la sicurezza del suo arrivo e il nervosino Lewis ha tirato fuori la pistola per far sentire le sue ragioni, tanto per scherzare.
Più autodistruttiva è stata Amy Winehouse tenuta sotto custodia cautelare a Londra con l’accusa di aver aggredito due uomini. Mark Lenegan, sulla stessa scia di devastazione per alcool e droga, nel 1997 viene arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Deciderà, in seguito, di disintossicarsi presso una clinica. E poi c’è lei, l’eroina sfacciata e dalla voce più acida degli acidi che si calava, Janis Joplin! Lei  è stata arrestata per aver utilizzato un linguaggio scurrile durante un concerto a Tampa nel 1969 per poi essere rilasciata su cauzione ghignante e trionfante.
In scena viene portato anche GG Allin, maestro delle porcherie esibite: sul palco era un animale sadomaso/punk che si è fatto mettere dentro con l’accusa di aver violentato e sfregiato una sua amica, nel 1989 nel Michigan. E ancora , è la volta di Billie Holiday, ugola jazz che nella voce assorbiva tutto il suo tormento misto ad amarezza. Anche lei viene arrestata e tenuta dentro per un anno, dal 1947 al 1948.
Non può mancare un’altra scheggia del punk: Sid Vicious, arrestato per l’omicidio della sua compagna Nancy Spungen. La storia narra che Sid un giorno si sveglia dal coma della droga e trova Nancy riversa a terra nel sangue e la storia, a parte la sua condanna, non dice altro. Gli Exploited però qualcosa l’hanno detta anzi l’hanno urlata: “Sid Vicious was innocent/ they say he killed her it can’t be so/the fucking queen should know/heroin and anarchy”. E quì si  potrebbe aprire una voragine di discussione sull’illegalità, le sue regole e su quell’agognare umanità altra.
Per finire, Gianfranco, uno degli attori, ci parla di quando ha condiviso la cella col giovane Vasco Rossi nel 1984 nel carcere di Rocca Costanza a Pesaro. La sua è una testimonianza: osservare un divo da vicino in galera, un Vasco consapevole che fuori di lì avrà soldi e bella vita.
La lente d’ingrandimento sulle dive e divi del rock passa ad osservare i quattro detenuti: , Raffaele, David e Gianfranco. Sudati e sorridenti si lasciano guardare per quello che sono, senza interpretare nessuno. E quel muro che fa parte della loro vita tuona sulle note di The Wall che cantano improvvisando un ballo liberatorio. C’è un pubblico che appalude, che forse si starà chiedendo come mai questi carcerati vengono tanto marchiati a fuoco come appestati se poi, alla fine, sanno recitare e risultare  simpatici. Magari qualcuno lì tra il pubblico si sarà chiesto, oltre a quanto strafatto fossero Vicious o Baker quando furono messi al fresco, come vivono queste persone dentro la loro cella. O se hanno ancora idea di cosa sia la libertà, in quell’insufficiente spazio vitale, con quel riscaldamento poco concesso, con quell’igiene scarsa e umiliante. Qualcuno si sarà chiesto se questa reclusione gli sta insegnando cosa significa poter avere un’altra possibilità.
S’abbassano le luci scivolando sul pubblico ed i ragazzi sul palco ringraziano Francesca per averli coinvolti in questa esperienza di teatro: confrontarsi gli uni con gli altri, mettersi alla prova con se stessi, anche questa è una possibilità  col mondo fuori dal muro.

foto di Elisa des Dorides