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di Maria Silvia Marozzi

Chi, come me, non ama particolarmente i bambini, non più dei gatti almeno, ed ha assistito al “Piccolo Spazzacamino” di Benjamin Britten, di scena al Teatro Lauro Rossi, non potrà non essere d’accordo stavolta: i piccoli attori sono stati commoventi, di una freddezza forse inconsapevole di fronte al teatro gremito di spettatori. Piccole dimensioni per una grande esibizione.

Merito del lavoro del regista Henning Brockhaus, senz’altro.

I bambini sono stati messi a loro agio sul palco, ricreando un’ambiente a loro familiare: un’aula di scuola, un’insegnante dolce ma severa e tanti compagni con i quali lanciare palline di carta. E poi l’idea: fare uno spettacolo sulla storia di un bambino come loro, costretto dalla vita ad essere uno spazzacamino sfruttato e maltrattato. Ogni passaggio è stato portato in scena: la scelta dei personaggi, il momento della prova generale, il solito ritardatario che mette tutti in uno stato d’ansia.

Alla preparazione della rappresentazione finale è stato fatto partecipare anche il pubblico mentre dietro le quinte le scenografie venivano assestate: testi alla mano, il direttore ha dettato la musica da seguire nella lettura dei brani. Un esperimento che avrebbe potuto essere forse più efficace, ma del resto in molti preferiscono gustare il teatro senza esserne per forza parte attiva, dal momento che scelgono il ruolo di spettatori.

Al secondo atto comunque, in molti erano in grado di accompagnare il coro nelle canzoni dell’opera. E dunque lo spettacolo vero e proprio è andato in scena. Il piccolo spazzacamino è in realtà una lei ancora troppo giovane per avere forme che tradiscano la sua femminilità e così, volendolo o no, si è proseguito nella linea tracciata dal direttore artistico Francesco Micheli: l’opera al femminile, un progetto che prende piede da quest’anno e che proseguirà anche in quello successivo.

In una casa governata dalla Signora Bracco, burbera e spietata, fratellini e cuginetti assistono alla venuta di due grossi omoni accompagnati dal loro piccolo aiutante, venduto loro da suo padre. Di fronte a una tale ingiustizia, essi decidono di aiutare lo spazzacamino nella fuga dai loro padroni per riprendere l’infanzia che gli è stata sottratta, con l’aiuto della dolce bambinaia.

Gli attori hanno dimostrato doti canore e artistiche di alta qualità, portate a livello professionale dai più adulti. Mentre fra i bambini è stato possibile scorgerne qualcuno, anche piccolissimo, dotato di elevate capacità e di una preparazione solida e allenata. Qualcosa che indubbiamente cattura per la sua eccezionalità ma anche per la tenerezza che suscita una visione così, difficile da descrivere.

E mentre il pubblico adulto ha assistito con commozione e attivismo canoro, quello infantile è stato assorto per tutto il tempo della rappresentazione, mostrando un’attenzione lodevole. Quei piedini ben lontani dal toccare terra, sulle poltrone della platea, non hanno mosso un solo dito.Gli occhietti spalancati.

Che dire poi della strabiliante scenografia, curata e montata dagli studenti dell’Accademia dell Belle Arti di Macerata? Si è trattato di un lavoro che ha mostrato ancora una volta il talento di giovani aspiranti artisti, che si mettono in gioco per far godere della bellezza del teatro al pubblico cittadino.

Scatoloni dipinti sono stati camino, baule, vasca da bagno, carrozza e tante altre componenti. Costumi di scena e maschere sono stati realizzati con una maestrìa sbalorditiva, consideratone il numero, la differenziazione e la qualità: elefanti, orsetti, uccelli esotici e tanti altri volti di animali sovrapposti a quelli dei bambini.

Uno spettacolo lungo e avvincente, inquietante e divertente che si è concluso con una vera e propia caduta libera di applausi: almeno tre minuti di battiti di mani ininterrotti alla formazione artistica, che ha risposto con alte grida di giubilo e poca alterigia tipicamente attoriale.

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