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l'assenzio

di Gianni Lorenzetti

Si definisce come un ladro di storie altrui, il lettore di lettere parigine che grazie ai suoi occhi fa danzare i personaggi di Fil rouge, quasi un voyeur di sentimenti e dolori, l’archetipo aristotelico del mago, che osserva e capisce, ma non può mutare il corso degli eventi, solo assistere al consumarsi dell’inevitabile. Così prende vita “Fil rouge- le lettere segrete di Yvette Mirabeau”, edito da Vydia, primo romanzo del poeta e scrittore maceratese Alessandro Seri che, dopo aver debuttato al Salone del libro di Torino e al Festival della Letteratura di Milano, ha iniziato un tour estivo delle Marche e stasera verrà presentato alla libreria Safarà di Porto Potenza Picena alle 21,30.
Il romanzo prende vita da questo inno irresistibile alla curiosità dell’ individuo verso le storie altrui, con il ritrovamento di un carteggio in una soffitta parigina, lettere d’amore di un secolo prima, legate assieme da un sottile filo rosso, che verrà sciolto e violato, per entrare in una storia intensa di amori e passioni, di poeti maledetti e assenzio, vino e viaggi, dolori e sorrisi. Lettere per entrare nella vita altrui, coglierne la sostanza e le sfumature, sentirsi appunto dei ladri di intimità, ma è ovvio che l’occhio che legge nutre il cuore, e fondamentalmente, e deandreianamente, la verginità di quel carteggio si tinge di rosso, è inevitabile per dare alla luce, e consegnare al mondo, una storia. Fil rouge è a tutti gli effetti un romanzo epistolare, come non se ne vedeva da tempo, un legame contemporaneo con Goethe e Foscolo, macchie di sentimenti su carta ingiallita. Alessandro Seri, nello scrivere il romanzo, si è a tutti gli effetti catapultato in un’altra epoca, ha mutato il suo sesso, si è trovato donna, Yvette Mirabeau, tra il 1866 e il 1871, accalappiata da un amore impossibile, da una notte fugace che le ha lasciato il segno, per poi sparire dalle sue gioie e incarnare il tormento e il dolore. Tutte le lettere di Yvette sono indirizzate ad Arthur, poeta libertino, senza soldi, che si lega sentimentalmente e ufficialmente ad un’altra donna, tenendo però i piedi su due staffe, continuando a frequentare segretamente, per via epistolare, proprio Yvette. E il filo rosso che scioglie il lettore segreto in soffitta, si lega inevitabilmente al cuore del lettore del libro, lettera dopo lettera, pagina dopo pagina, prende forma un universo malinconico e nostalgico che dipinge un’epoca di grande fermento, arricchita da cenni storici fondamentali, dal funerale di Baudelaire alla Comune di Parigi, passando per citazioni preziose. Ma il filo non si scioglie subito, in realtà è una matassa ben aggrovigliata, un gomitolo di letteratura che si riesce a sbobinare in maniera lineare solo toccando l’ultima pagina del romanzo. Si sfoglia il libro, si avanza come vampiri assetati, bisognosi di sapere, curiosi, incapaci di aiutare Yvette, la sofisticata Yvette, che si strugge, si sdoppia, sembra un Giano bifronte di umori e sentimenti. Ci si immedesima in questa piccola francese, nata a Versailles, giunta a Parigi con la capacità e l’intenzione di laurearsi alla Sorbonne, si scava insieme a lei nelle dolci terre dell’ignoto e dell’anima, con la speranza che si trovi la trebisonda, che Arthur faccia la scelta giusta, che la vita trionfi sempre su questo pascoliano atomo opaco del male. E si giunge in fondo, a gomitolo srotolato, a libro finito, con la voglia di trovare altre lettere in quella soffitta, dentro di noi, mentre i conflitti sentimentali ci crescono dentro, ballano un tip tap di sgomento, indicano che la stoffa in questo Fil rouge c’è tutta, e che sarà pure il primo romanzo di Alessandro Seri, l’importante è che non sia l’ultimo.

(L’assenzio, di Edgar Degas)

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