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di Simone Palucci

“L’ex mattatoio deve essere uno spazio per la città, vissuto da tutti, dall’associazionismo, ma anche dagli enti, addirittura da chi è profit”. Il vice sindaco del Comune di Macerata Federica Curzi, da poco tornata dalla Germania dove ha festeggiato i cinquant’anni di gemellaggio tra le città di Macerata e Weiden. Dietro le lenti degli occhiali ha i soliti occhi vispi e il sorriso prezioso di chi tende a pacificare, quasi ereditato dall’amore per Aldo Capitini. “In ogni caso – prosegue la Curzi – chiunque sia a gestirlo è importante che sia attuato e garantito l’uso pubblico dello spazio dell’ex mattatoio, deve essere uno spazio per la creatività”.

Quindi lei pensa ad una condivisione dello spazio tra l’Accademia di Belle Arti e il mondo dell’associazionismo?

“Certamente, ma questo è un punto fermo anche per il sindaco Romano Carancini, non deve essere uno spazio esclusivo per l’Accademia, che lo userebbe per i laboratori e già lo scorso anno ci ha allestito i laboratori per la creazione delle scenografie del Macerata Opera festival. Ma questo non significa che l’uso debba essere esclusivo”.

Rimarrebbero altri spazi, all’interno dell’ex mattatoio, da dare alle associazioni, o gli stessi ambienti, come i laboratori, verranno condivisi con l’Accademia?

“Questo è tutto da discutere, da capire, sicuramente sarà necessario parlare eventualmente con l’Accademia, ma penso che alcuni spazi possano rimanere liberi. E’ ovvio che l’idea di fondo, quando si parla di associazioni, non ha nulla a che vedere con gli spazi da dare come sedi; pensiamo piuttosto ad alcuni spazi da gestire per creare e per mostrare quello che si è creato. Potrebbero esserci laboratori musicali con strumenti o sale da usare per fare le prove musicali o dei concerti, laboratori di scrittura e spazi da usare per presentazioni di libri, altri ambienti dedicati all’arte, sia per la sua creazione, come quella pittorica, sia per l’installazione di mostre. Così anche per il teatro e per tutto ciò che è artistico e culturale. L’ex mattatoio deve essere uno spazio aperto alla città, dove chiunque possa andare per fruire della cultura che si sviluppa a Macerata, ma al contempo anche uno spazio per chi la cultura la fa, la crea. Però, ripeto, le modalità e gli accordi vanno discussi. Al momento noi, come amministrazione, abbiamo dei punti fermi, ma certi dettagli devono essere decisi con le parti interessate”.

Quali sono i punti fermi?

“Il primo è sicuramente il fatto che l’ex mattatoio è uno spazio da restituire alla città, il secondo che deve essere uno spazio dedicato alla creatività, il terzo che deve esserci il coinvolgimento del mondo accademico insieme a quello associativo. Dopotutto anche recentemente abbiamo visto che le cose possono funzionare: proprio l’Accademia ha collaborato con Rrose Selavy per l’allestimento di alcune mostre, tra le quali quella di Dario Fo. Infine, come ultimo punto fermo, c’è il fatto che, e qui entra in scena quello che è ancora da definire, sarà necessario indire un bando, un concorso di idee per una gestione artistica del luogo, gestione che dovrà tenere in considerazione tutti i punti precedenti”.

Recentemente, dopo il rimpasto, è diventata vice sindaco, precedentemente era già assessore alle politiche giovanili. Come è nata l’idea di Macerata digitale?

“In realtà è stata una delle prime idee che abbiamo elaborato, pensando di coprire, in un modo che credo intelligente, la città con la wi-fi free. Il concetto che sta alla base di Macerata digitale è che non vuole essere solo un servizio di connessione ad internet per chiunque si trovi in città, bensì un modo diverso per vivere il centro, per fermarsi, per godere della piazza, senza doversi chiudere nel privato. Insomma, vivere la città a tutto tondo, tornare all’Agorà utilizzando gli strumenti del futuro, perché un cattivo uso della rete diminuisce le relazioni, riduce lo spazio e il tempo. Questa cosa dell’importanza di internet, e del pessimo uso asociale che se ne fa, l’ha espressa molto bene Ascanio Celestini, usando una similitidine efficace, ovvero è come utilizzare un cinema per vedere da soli i film porno. Poi a Macerata digitale, che è stata sostenuta dall’Università di Macerata, dall’Accademia di Belle Arti, dall’Ersu, dalla Confcommercio e dalla Confesercenti, abbiamo anche abbinato la student card, la carta dello studente in convenzione con tutte le attività commerciali del centro, i teatri, i cinema. I negozi non fanno solo sconti ai titolare della carta dello studente, ma organizzano anche attività specifiche; ad esempio la prossima stagione di prosa prevederà serate appositamente dedicate a chi ne è in possesso”.

La realtà aumentata?

“La realtà aumentata è nata grazie all’Adam che l’ha realizzata, e ovviamente fa parte del percorso di Macerata digitale. La realtà aumentata è tale perché aggiunge ingredienti oltre quelli che ci sono già fisicamente, ovviamente non li sostituisce. Sono stati associati anche degli illustri maceratesi a dei luoghi simbolo del centro storico, ad esempio, al teatro Lauro Rossi, se ci si collega al sito di realtà aumentata, comparirà Dante Ferretti che accoglierà il visitatore con una sua frase. Così in altri luoghi troveremo Pannaggi, Tucci, Padre Matteo Ricci, Tulli e altri ancora. La cosa interessante della realtà aumentata, è il fatto che è un percorso che apre una progettualità per le associazioni. Il mondo associativo, avendo una buona idea, potrebbe attuarla, riempire uno spazio di realtà aumentata legata ad un luogo cittadino”.

E’ tornata qualche giorno fa da Weiden, considera Macerata una città di respiro europeo?

“Direi proprio di sì, non a caso il tema della feste dell’Europa che si è svolta lo scorso maggio era proprio la cittadinanza, intesa però come cittadinanza europea. Sono cinquant’anni che siamo gemellati con Weiden e abbiamo proprio rinnovato questo patto che cominciò all’epoca proprio in un’ottica di comuni europei. Siamo stati a Weiden in occasione di quella che era la loro festa del villaggio, è stata una bella esperienza. In occasione del nostro arrivo avevano addobbato tutta la città, i negozi, le strade, con simboli e colori italiani. Le agenzie di viaggio promuovevano viaggi a Macerata, addirittura avevano indetto un concorso incentrato sulla conoscenza di Macerata, e il vincitore avrebbe ottenuto in premio un viaggio per vedere un’opera allo Sferisterio. Addirittura il barbiere aveva organizzato un aperitivo italiano. Altri negozi avevano la pasta Barilla in vetrina. I bambini delle scuole hanno imparato Ci vuole un fiore di Sergio Endrigo e ce l’hanno cantata. Infine noi abbiamo portato il gruppo dei Pistacoppi per uno spettacolo, come loro vennero con la banda bavarese. E’ stata una bella esperienza”.

Ormai la Giunta Carancini è da tre anni alla guida della città, un’analisi di ciò che è stato realizzato e di ciò che, magari con rammarico, non è stato fatto?

“Innanzitutto non abbiamo consumato neanche un metro quadrato di territorio, poi ci sono i vari percorsi partecipativi avviati, Macerata digitale è un esempio, ma anche le Giunte itineranti, utili per capire le sfaccettature dei vari quartieri, le priorità e i bisogni. Poi certo, siamo in ritardo sul ritorno nei quartieri, ma considerato che ci sono ancora due anni davanti a noi, credo che avremo tempo. Poi c’è la cultura, ad esempio abbiamo aumentato il contributo destinato a Musicultura e alla stagione lirica. Bisogna anche dire che lo Sferisterio, che è unico e speciale, si mangia mezzo bilancio della cultura, ma rimane fondamentale. Il pericolo poi è che non hai soldi per fare molte altre cose, e questa cosa ha creato una criticità rispetto all’associazionismo. Le associazioni però possono essere sostenute in altro modo, ad esempio vanno tenute costantemente in considerazione, vanno coinvolte nelle decisioni. Macerata è una città che conta trecento associazioni iscritte all’albo. Pensando ai soci di cui ognuna di esse dispone, coinvolgerle nelle decisioni significa praticamente coinvolgere la città. In questo sono comunque la prima a dire che si può fare sempre di più. Un altro punto positivo secondo me l’abbiamo toccato con i servizi sociali. Bisogna riconoscere che la richiesta di servizi è sempre eccedente rispetto all’offerta, ma con l’aumento di richieste dell’ultimo periodo noi, nonostante i tagli, siamo riusciti a reperire seicentomila euro in più. Poi ci sono le grandi opere, e c’è poco da dire, perché con il patto di stabilità incameri 30 e puoi spendere 1: si limitano perciò alla manutenzione, tra l’altro portata avanti con grandissimi sforzi”.

(Nella foto Federica Curzi e Ascanio Celestini)