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monaco

di Camilla Domenella

Non c’è ateismo, non c’è blasfemia, non ci sono né immoralità, né depravazione, né perversione. C’è invece l’uomo intero, ne “Il Monaco” di Alessandro Seri.

La scorsa domenica, presso il Teatro Rebis di Villa Potenza, è andata in scena la prova aperta dello spettacolo “Il Monaco”. Delle otto scene che compongono l’intero dramma, sono state presentate in anteprima la terza, la quinta e la settima. Assaggio, questo, che ha reso impaziente l’attesa per la futura intera rappresentazione del 29 Settembre, nel teatro di Penna San Giovanni.

Alessandro Seri ha introdotto la prova aperta contestualizzando, non senza una punta di commozione ed evidente affetto, il suo lavoro di scrittura e regia.
“Il monaco” nasce come testo poetico, in versi dai toni a tratti dolci a tratti tonanti, non come trama per una rappresentazione teatrale. Per questo Seri non si preoccupa di inserire sfumature della Firenze del Savonarola ed echi della Traviata di Svoboda, che si mescolano perfettamente, fondendosi, alla trama principale del “The Monk” di Lewis.
Da opera poetica, “Il Monaco” diviene opera teatrale su esortazione dell’amico poeta genovese Massimo Sannelli. E’ nel Febbraio 2010, nei locali della Galleria Antichi Forni di Macerata, che finalmente il Monaco si fa corpo, respiro, voce, e viene portato in scena per la prima volta, con Sannelli nel ruolo del protagonista.
“Il Monaco” viene poi rappresentato nel 2011, a Mogliano, e, nello stesso anno, pubblicato in una plaquette da Wizarts Editore.
Ai tre attori storici, Carlo Filocamo, Arianna Guzzini e Sonia Maggini, si sono quest’anno aggiunti Manuel Caprari, Roberta Sarti e Sara Piersantelli.
L’anteprima di domenica ha svelato, ma non esaurito, le curiosità sceniche dell’opera.

La platea buia fissava un palco vuoto, aspettando che le luci illuminassero la scena. Ma è dal fondo del teatro che proviene la prima voce, cantilenando i versi del testo. La voce assume poi un corpo, quello di Raimondo (Carlo Filocamo), illuminato a stento dalla luce tremolante della candela con cui avanza in mezzo alla platea. Raimondo interpella Lorenzo (Manuel Caprari), e lo esorta, lo sprona, gli intima di correre a liberare con lui la sua amata Agnese, suora nel convento del Monaco, sorella di Lorenzo, e amante di Raimondo.
Questa scena ci offre la premessa. La successiva dà l’antefatto.
Antonia (Arianna Guzzini) rifiuta Lorenzo, che la corteggia. Si confessa, chiede aiuto al monaco, per scacciare la tentazione di cedere alle lusinghe di Lorenzo.
Intanto Matilde (Sonia Maggini) si è rivelata donna, non si nasconde più dietro le finte sembianze di chierico muto. essa ha sedotto il monaco, lo ha corrotto e allontanato per sempre dal suo percorso di santità. Ma il monaco è ormai insaziabile, e sposta le sue attenzioni sull’innocente Antonia. Con l’aiuto di Matilde, il monaco avvelena Antonia, e, infine, la stupra. La scena del crimine verrà scoperta da Lorenzo e Raimondo, sopraggiunti dopo la ricerca della rinchiusa Agnese (Roberta Sarti), la quale, sfinita dalla prigionia, inveisce, con stanchezza ma con brutalità, contro il monaco.

Splendida, nella sua soavità quasi virginale, la delicatezza recitativa di Arianna Guzzini, nella mite Antonia. Elegante e forte, del tutto coerente col ruolo che impersona, è l’intepretazione di Manuel Caprari. Fedele è Carlo Filocamo, nel ruolo di Raimondo. Tagliente e calcolatrice, Sonia Maggini si adatta impeccabilmente al personaggio di Matilde. Roberta Sarti colpisce invece per la sincerità della sua intepretazione: sfinita ma determinata è la sua Agnese.
Ma è Sara Piersantelli che, innegabilmente, colpisce per la sua qualità recitativa. E’ lei il protagonista, è lei nel ruolo del monaco. Con un’interpretazione perfetta, animalesca, feroce, ferina, la Piersantelli sconvolge per la sua capacità di trasmettere tutto il pathos della difficilissima scena dello stupro. Il godimento fisico del monaco, che nell’amplesso quasi grida e delira, affascina senza disgustare, travolge senza soffocare, impressiona senza scandalizzare.
Il testo in versi esalta la recitazione degli attori, che si cimentano con le difficoltà ritmica e metrica, ma che rendono lo spettacolo assolutamente e ampiamente coinvolgente.

L’anteprima di domenica ci ha fornito le linee guida, in previsione dell’intera opera del 29 Settembre.
Quel che vedremo sul palco sarà sì la storia seicentesca di un monaco che da santo divien dannato, ma anche la storia dell’animo umano. Il monaco non è che un uomo che cede alle forze opposte degli estremi che lo abitano: il bianco e il nero sono chiusi in un unico personaggio che non conosce sfumature. Passa per i poli opposti senza pensare che essi fanno parte di un’unica vita.
Lo spettatore, posto di fronte a tanto, non potrà che interrogarsi su se stesso.

(Nella foto di Alberto Raffaeli, gli attori Manuel Caprari, Sara Piersantelli, Arianna Guzzini, Roberta Sarti, Sonia Maggini, Carlo Filocamo, e l’autore e regista Alessandro Seri)

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