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di Camilla Domenella

Andrà in scena domani, al teatro Rebis di Villa Potenza alle 21, l’anteprima de “Il Monaco”, lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Alessandro Seri.
Lo spettacolo di Seri, scritto in versi, si ispira al romanzo gotico “Il Monaco” dello scrittore inglese Mattew Gregory Lewis.
Ambientato nel ‘600, il testo narra la vicenda di un monaco che, dalla sua vita retta, perfetta e quasi santa, cade, ingannato e sedotto, nel vortice delle passioni umane più violente.
Egli rappresenta inizialmente l’ideale di rettitudine e devozione, ma in questo suo percorso di santità, s’inserisce una donna che decide di sedurlo. Questa si spaccia per un uomo, per un chierico muto per voto di silenzio. Abilmente la donna riesce a sedurlo. Il monaco crolla corrotto nella sua santa perfezione.
Nel frattempo una giovane ragazza gli chiede aiuto, perchè vuol farsi suora, dedicarsi a Dio, rifiutando il corteggiamento di un giovane cavaliere.
Il monaco, spezzate ormai le catene che lo trattenevano al suo tempio santo, rotti gli argini della sua integrità, decide di possedere la ragazza.
La donna-chierico diviene sua complice: insieme avvelenano la giovane. Il monaco la violenta. Dopo aver lottato, la ragazza muore. Viene scoperto il crimine, e inizia il processo al monaco. Il monaco, su consiglio della donna-chierico, si suicida al fine di giustificare e cancellare con la sua morte il peccato che aveva macchiato la sua santa ascesa.

“Il Monaco” di Seri, già andato in scena nel febbraio 2010 a Macerata, e nel Marzo 2011 a Mogliano, vede quest’anno protagonista l’attrice Sara Piersantelli, proprio nel ruolo del monaco.
Un ruolo difficile da interpretare, da comprendere e da far comprendere, un personaggio che non si sa se vittima o carnefice, se ingannato o ingannatore, se turpe, vile, spregevole o “soltanto” docile e codardo.

Lui è colpevole fino ad un certo punto. E’ vittima di quella donna che cerca in tutti i modi di sedurlo, di portarlo via dalla sua strada, che era una strada di santità vera, perchè lui era impostato in quel modo,spiega Sara.
Ma io sono lui. Non posso non difenderlo. Io sono le sue ragioni. E’ come se difendessi me stessa.

Come si è trovata nel ruolo di un uomo? E soprattutto nel ruolo di un uomo come il Monaco, che arriva addirittura allo stupro?
L’uomo lo avevo già fatto in passato. Ma avevo fatto Pantalone che era addirittura un uomo anziano. In quel caso, essendo Commedia dell’arte, io avevo poi modificato la mia voce, la mia postura, mi ero ingobbita, distorta, avevo abbassato la tonalità della voce, l’avevo resa più greve, più rauca. In quel caso, quindi, ero una donna che si modificava al punto di diventare uomo.
In questo caso, è diverso. Io recito con la mia voce, non cerco di fare una voce particolarmente maschile, e anche fisicamente resto eretta, non devo apportare particolari modifiche.
Ero anche io titubante ma incuriosita dalla scena dello stupro. In realtà devo dire che mi piace particolarmente! Lì viene fuori quella parte più istintiva e istintuale che il monaco ha sempre e comunque tenuto a bada per poter percorrere il suo sentiero di santità. Il modo che io ho trovato per riuscire ad arrivare alla scena dello stupro è tirare fuori la mia parte animale, parte, che poi, tra l’altro, abbiamo tutti. Mi sono chiesta: uno stupratore chi è? E’ un animale, è un uomo che non ragiona, che non ha un ragionamento canonico, lineare, vede la realtà deformata. E’ come un animale sopra la preda. Io almeno la penso così: come un animale sopra la preda.

Si è sentita in imbarazzo per questa scena?
La prima volta sì. Perchè mi sono detta “adesso che faccio?”, La prima prova non era venuta male però Alessandro mi fa “attenta, perchè l’orgasmo che simuli è quello di una donna, non di un uomo”. Così ho cercato di capire come poteva essere per un uomo. Ho quindi cercato di rifarmi all’aspetto più istintuale e più animale della cosa.
Il monaco non è un uomo, è l’uomo portato agli estremi.

Il non doversi “mascherare” da uomo l’ha aiutata, o l’ha messa in difficoltà nella riuscita della sua interpretazione del monaco?
Poterlo fare con il mio corpo non è un limite.
Mi ha aiutato perchè mi ha permesso di essere me stessa. Io non sono altro da me. Io metto me stessa nel monaco, io metto il mio lato animale.
Nessuno di noi è solo uomo o solo donna, tutti abbiamo un aspetto femminile e un aspetto maschile, indipendentemente dall’aspetto sessuale e genetico. Io ho quindi fatto riferimento al mio lato maschile, portato all’estremo.

Sarà interessante veder questo contrasto tra corpo femminile e personaggio maschile in un’unica interpretazione…
Il mio corpo io non lo vedo: è chi sta fuori che vedrà e vivrà il contrasto. In me non c’è contrasto, io non lo vivo, perchè sono io comunque.

Questo è il primo lavoro che Lei fa dopo tanto tempo… Che cosa ha fatto prima?
Ho fatto un cortometraggio di cui ero autrice, regista e protagonista, per un concorso di cortometraggi, nel 2010. Questo è stato l’ultimo lavoro che ho fatto, insieme al doppiaggio di un videogioco in inglese. Facevo la voce di un personaggio femminile di origine italiane, ma dovevo recitare proprio in lingua inglese, perchè il gioco era destinato ad un pubblico internazionale. Poi il doppiaggio non è stato più utilizzato , è rimasto solo in Russo e in altre lingue minori, perchè il gioco non è stato più distribuito secondo la distribuzione che si pensava inizialmente.
L’ultima volta che sono stata in televisione era il 2006. Ho fatto “Carabinieri” e “La provinciale”. Per il teatro, gli ultimi spettacoli li ho fatti con la compagnia de La Rancia, come protagonista del musical per ragazzi “Cenerentola” e come burattinaia sempre per La Rancia per il settore per ragazzi che si chiamava Rancia verde blu.

Tra tutte queste esperienze, ce n’è una che Lei preferisce?
Qualcosa che mi piace di più no. Il cinema/televisione non sono paragonabili perchè richiedono proprio un tipo di lavoro diverso e sfruttano parti diverse di te come attore. Nel teatro c’è tutto il fisico che è sempre presente in scena, quindi tu devi essere sempre presente a te stesso, dalla punta del mignolo fino all’ultimo capello, e tutto deve essere sotto controllo. Nel cinema questo non c’è. Però nel cinema ci sono le microespressioni che vengono valorizzate, mentre nel teatro invece non si vedono, si perdono. Sono cose diverse: sono due linguaggi diversi. Ogni attività è diversa, e ti permette di essere diverso e di tirar fuori qualcosa di differente. E poi, ogni personaggio è nuovo.

Come è stato ricominciare a recitare interpretando un ruolo così difficile?
Sono molto contenta. Perchè ho ricominciato con un testo particolarmente strutturato, con un personaggio particolarmente complesso, particolarmente sfaccettato.
C’è un’evoluzione all’interno del personaggio molto molto forte: passiamo dal santo allo stupratore, passiamo per i due poli opposti, al suo interno stanno lo ying e yang.
Sono stata subito molto entusiasta. L’entusiasmo è direttamente proporzionale alla difficoltà, dal mio punto di vista. Più è complesso il personaggio, più rappresenta una prova da superare; più ti mette in discussione, più ti metti in gioco.
Questo è sicuramente il personaggio più complesso in assoluto, e quindi il più intrigante.
Il monaco è una torre di Babele, è la caduta dell’uomo, nel suo essere assolutamente umano. Rappresenta l’umanità negata, che proprio nel suo essere negata, alla fine esplode. Tutti possiamo essere il monaco.

(In foto: Sara Piersantelli)

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