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Josè3

di Gianni Lorenzetti

Si è conclusa la ventiquattresima edizione di Musicultura con lo splendore della chitarra di Josè Feliciano, con la vittoria dell’ispanico-partenopeo Alessio Arena con Tutto quello che so sui satelliti di Urano, l’ironia di Francesco Guccini, e qualche strascico di polemiche intorno al concorso che ha avuto protagonisti Daniele Di Bonaventura, che ha suonato il bandoneon con gli Os Argonautas, e Gianluca Massaroni, concorrente eliminato la seconda sera. Un miniset unico e indimenticabile quello di Josè Feliciano, entrato in arena Sferisterio sulle note di Che sarà cantata dal pubblico. Con la canzone dell’amico Jimmy Fontana, Feliciano arrivò secondo al festival di Sanremo del 1971. Il grande chitarrista ha subito scaldato il pubblico dell’arena con Light my fire, voce e chitarra, regalando un pezzo di Doors a Musicultura, quei Doors che in America latina a suo tempo non erano conosciuti, e dove proprio Feliciano, con questa canzone, li portò. Applausi scroscianti anche per California dreamin e per la sua No me olvides. Dopo le prime tre canzoni come solista, Feliciano ha avuto una band d’accompagnamento a sorpresa, la compagnia di Musicultura, con la quale il giorno precedente aveva fatto delle prove rimanendone particolarmente soddisfatto. Non solo, prove avvenute senza difficoltà o intoppi particolari, come ha detto anche Adriano Taborro de La Compagnia, “suonare con lui è stato un flusso naturale, spontaneo, è andato subito tutto liscio. E’ un grande, e come per tutti i grandi vale la regola che le cose sono più semplici”. Con la Compagnia di Musicultura, Josè Feliciano ha fatto gustare al pubblico altri tre brani, il suo Believe me when I tell you, poi Purple haze di Jimi Hendrix ed infine What’ D I day di Ray Charles. L’altra grande presenza di domenica sera è stata quella di Francesco Guccini che ha passato il testimone del suo repertorio musicale a I Musici, la sua band storica, con la voce dell’ex Nomadi Danilo Sacco. “Non mi mancherà fare i concerti – ha detto Guccini – che è anche una cosa faticosa, però mi mancherà tutto il tempo che passavo con i miei musicisti, ma soprattutto amici, prima e dopo del concerto, perché mentre molti cantanti non mangiano prima di cantare, ma direttamente dopo il concerto, noi mangiavamo sia prima che dopo”. Guccini ha poi parlato della criniera di Vince Tempera, quando lo conobbe nel 1967, di Flaco Biondini, che lo conobbe tramite un’amica comune, e sua chitarrista nei primi due album, Deborah Kopperman, mentre invece il sassofonista Antonio Marangolo ha spigato, scherzosamente, come sia avvenuta la scelta di Danilo Sacco come voce per il repertorio gucciniano, ovvero “era dotato di un elemento fondamentale, non aveva la erre moscia”. Così I Musici sono partiti e hanno snocciolato canzoni su canzoni, iniziando con Canzone di notte numero 4 per poi passare a Lettera, brano che Guccini scrisse per ricordare gli amici scomparsi, come Bonvi, poi la poetica e nostalgica dolcezza di Autogrill. Ad un tratto Danilo Sacco è uscito di scena e Flaco Biondini ha iniziato ad arpeggiare Il vecchio e il bambino che ha anche cantato. Poi è tornato Sacco, e la conclusione della performance è stata data da L’ultima volta e poi da L’ultima thule. Sempre domenica, la prima ospite era stata Mariella Nava, davvero incisiva e toccante, con brani come La mia riva, Spalle al muro, che ha scritto per Renato Zero, e Manifesto. La Giornata di sabato aveva avuto come protagonisti Neffa, i Marta sui tubi, Renzo Rubino e Lillo&Greg. I Marta sui tubi sono stati i primi a suonare dopo i concorrenti, strappando applausi con Di vino, Dispari, Cromatica, ma soprattutto con un delizioso omaggio che hanno fatto a Lucio Dalla, con Disperato erotico stomp arrangiata e interpretata in maniera magistrale. Poi Renzo Rubino ha esordito con Bignè, canzone che aveva portato allo Sferisterio due anni fa, quando era sbarcato tra gli otto vincitori di Musicultura, e Il postino (amami uomo), brano con il quale ha vinto il premio della critica allo scorso Sanremo. Renzo Rubino ha poi cambiato registro musicale e suonato La canzone intelligente, durante la quale, a cantare insieme a lui, sono entrati Lillo&Greg. Il duo comico, dopo uno scherzoso balletto, ha fatto ridere a crepapelle il pubblico dell’arena con due sketch, il primo dei quali intitolato L’audizione, mentre l’altro ispirato dalle note di Non è Francesca che Rubino ha suonato. A chiudere la serata di sabato è stato Neffa, che ha mandato in delirio teenagers e fanciulle, lasciando però abbastanza indifferenti tutti gli altri. Così, in arena, sono fluite le note di Il mondo nuovo, Quando sorridi, Lontano dal tuo sole e Molto calmo, quest’ultimo titolo, oltre che della canzone, è del suo nuovo disco, uscito lo scorso 18 giugno. La prima serata, quella di venerdì, ha avuto come protagonista indiscusso Antonello Venditti, che ha proposto alla platea dello Sferisterio, una vera e propria amarcord. E’ partito con Sora Rosa, sua prima canzone, scritta quando a 14 anni pesava 94 chili ed era un bambino molto solo che si era avvicinato ad un pianoforte. Poi l’immancabile Roma capoccia, Ci vorrebbe un amico, il periodo scolastico, quello del liceo, con Compagno di scuola e Notte prima degli esami. Gli amici del Folkstudio, le contestazioni, le speranze e la censura, una serie di racconti che sono culminati in canzoni come Modena, eseguita in una versione molto jazzata, Peppino e Ricordati di me. Infine un bis d’altri tempi, con Sara. La prima serata di Musicultura ha avuto tra gli ospiti anche un divertente e appassionato Giorgio Faletti, che ha eseguito due canzoni, Angelina, brano inedito, e l’immancabile Signor tenente. Arisa ci ha messo più immagine, e preparazione vocale, che passione. Ha cantato la sua Sincerità, partendo dalle note di New York, New York, ed ha poi omaggiato Domenico Modugno, con Vecchio frac, e Enzo Jannacci con Vincenzina e la fabbrica. Se poi la parentesi letteraria l’ha curata Valerio Magrelli, a chiudere la serata di venerdì sono stati i TaranProject con Tangeri cafè orchestra, che hanno snocciolato una avvolgente e passionale musica mediterranea, andalusa e marocchina, un mix etnico davvero prelibato. Poi c’è stato il concorso delle polemiche. Daniele Di Bonaventura e Gianluca Massaroni, hanno criticato il sistema che ha condotto alla vittoria Alessio Arena. Senza avere nulla contro Arena, ovviamente. La questione però è stata relativa al fatto che il voto del pubblico pesa per il 70 per cento, mentre l’altro 30, è dato dal comitato artistico di garanzia. Ma questo comitato, non essendo presente in arena, come ascolta il concorso? In radio? Come decide? Belle domande, che attenderanno una risposta. Insomma, una tre giorni in ogni caso speciale, che Piero Cesanelli, direttore artistico di Musicultura, sintetizza così: “Il prossimo anno faremo peggio. Nel senso che meglio di così non si può proprio fare”.

(Nella foto Josè Feliciano)

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