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Dell ammazzare il maiale (3)

di Lucia Cattani

Io so chi sono

Sono mio nonno e mio padre

Ogni faccia che ho visto e incontrato, baciato

Io so chi sono

Sono la casa dove sono nato

I posti di cui ho letto, sognato,

le strade, i tetti e la terra chiusi dentro la valigia

mia, dentro le nuvole della pipa mia,

dentro il vino del bicchiere mio

io so chi sono

Come secondo appuntamento in programma per l’evento StArt, comincia l’arte Macerata accoglie l’esposizione e l’intervento di un ospite d’eccezione, presentato da un’introduzione di Massimo De Nardo, della casa editrice Rrose Sélavy. Dalla pittura satirica e profusa di teatralità di Dario Fo, ci troviamo di fronte ad un “animatore resistente” che fonde la poesia con il cortometraggio: sono state proiettate dal 13 al 16 giugno nella Galleria Mirionima di Macerata delle vere e proprie animazioni di poesia frutto di un artista che ha voluto rifiutare le nuove tecnologie per un ritorno all’antico, che permea un’arte permeata di partecipazione emotiva. Simone Massi ha collezionato più di duecento premi per i suoi  lavori, tra cui il prestigioso David di Donatello, nel 2012. La sua è una vera e propria animazione d’arte, materializzazione di uno stato d’animo che prende vita attraverso metamorfosi continue ed imprevedibili in uno scenario in bianco e nero, in cui le vicende si plasmano su un paesaggio marchigiano trasfigurato e in cui il reale gioca con il sogno.

La marchigianità di Simone Massi diventa segno vibrante della propria poetica, che si nutre di nostalgia e ricordi leggibili attraverso qualche particolare, un filo rosso a volte che diventa indice narrativo dei cortometraggi, presenza conturbante che non riveste tuttavia un ruolo drammatico e violento, al contrario sembra in grado di convogliare tutte le forze emotive della vicenda verso un futuro élan vital.

Lo sfondo in cui si ramificano le storie di Simone Massi è dominato dalla profonda sacralità della campagna, dalle sue tradizioni, i suoi riti, i suoi tabù che sembrano essere regolati da un’entità superiore e misteriosa che, disegno dopo disegno, si rivela in tutta la sua imponenza.

Tuttavia l’artista non libera semplicemente i suoi sogni attraverso le opere, che sono sempre ancorate al reale, spesso dotate di una forte connotazione storica, come in Tengo la posizione, del 2001, vero e proprio omaggio alla Resistenza italiana: ci troviamo di fronte al materializzarsi di lettere pensate o sognate da un personaggio che appare solo alla fine, e il risultato di quest’idea è a dir poco toccante. Simone Massi riesce a condensare infatti tutto il suo immaginario di ragazzo cresciuto in un contesto rurale, in cui le immagini dei campi si fondevano con quelli dei racconti drammatici della guerra fatti di inquietudini, paure e silenzi. Le storie diventano emblema di forza e coesione di una comunità prostrata dalla difficoltà di un momento così tragico, a cui tuttavia la forza vivificatrice della natura e dei suoi abitanti sembra sopravvivere. Non c’è infatti una visione negativa e pessimista dell’esistenza per Simone Massi, come lui stesso rivela, ma una malinconia sussurrata ed evanescente che lascia spazio al sogno di un futuro luminoso, in cui i protagonisti delle sue animazioni riescono ad alimentare le proprie aspirazioni, in cui l’ombra della difficoltà non arriva mai a soffocare del tutto coloro che si trovano ad affrontare il dolore. La scena è realizzata con la tecnica del piano sequenza che assume una valenza concettuale: non c’è il momento del montaggio, della frantumazione e riassemblamento delle immagini, solo un fluire ininterrotto di personaggi e scenari che riescono a donare continuità e spaesamento al tempo stesso, come l’immagine di un continuo fluire del tempo e delle tradizioni, una metamorfosi che accompagna le generazioni attraverso i secoli. Il tempo dell’artista è scandito infatti dall’uomo prima di tutto che, come nel cortometraggio Nuvole mani, riesce a plasmare ciò che la natura gli offre, in una sorta di empatia con gli elementi che le mani sono capaci di regolare. L’atmosfera è sempre sospesa, come in un sogno riecheggiano voci lontane e confuse, rumori e suoni ovattati, mai espliciti, che sanno di solitudine e memoria. Da questi elementi si evince il legame dell’arte di Simone Massi con Cesare Pavese e quelle sospensioni, quei vuoti che dev’essere il lettore a riempire presenti nei Racconti brevi ed evidente è allo stesso modo il richiamo alla poesia dei silenzi presente nelle pellicole di Andrei Tarkovskij.

È ancora una volta profondamente ancorato alla storia del popolo marchigiano, in particolare al dramma dell’emigrazione, il cortometraggio Io so chi sono, in cui parole in dialetto fermano e musiche argentine esaltano un vortice nostalgico e sospirato di immagini provenienti da una valigia, che alla fine si chiude inesorabilmente sui ricordi e sulle parole risuonanti.

Simone Massi riesce a convogliare all’interno delle sue animazioni d’arte il vero spirito della vita dei campi, è in grado di farsi poeta e narratore di quello che è l’immaginario della sua famiglia e della sua gente, riesce a trasfigurare in modo affascinante la malinconia e il desiderio di cui sono profuse le terre marchigiane, dov’è stata scritta la sua storia.

(Immagine: da Dell’ammazzare il maiale di Simone Massi)

 

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