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di Elisa des Dorides

I Family Portrait iniziano il loro percorso da musicisti nel 2008 a Macerata. Di evoluzioni sonore, in questi anni, ne hanno prodotte molte, così come hanno cambiato componenti del gruppo. La formazione attuale vede Riccardo Minnucci, performer teatrale, alla chitarra elettrica e classica; Tommaso Lambertucci, Co-fondatore dei Diabolico Coupè, si occupa di sintetizzatori, toy piano e metallofoni e, ancora, Emma Lambertucci è la voce setosa e limpida del gruppo. Da strumentazioni acustiche e classicheggianti si muovono verso sperimentazioni elettroniche che rendono Lontano, il loro primo LP, un luminescente lavoro pop che vede la luce nel Giugno del 2013. Dal 2011, quando prese vita l’ep Family Portrait, di strada ne hanno fatta. Quello fatto fino ad oggi è un cammino sonoro che ha cercato e tessuto contaminazioni tra elettronica, pop e musica classica. Il gruppo marchigiano si è affermato nella scena indipendente calcando piccoli locali e teatri locali, fino ad arrivare, nel 2012, alle Audizioni Live del Musicultura Festival e aprendo i concerti di gruppi come gli Zen Circus. I Family hanno sempre cercato di legare gusti diversi, attitudini diverse di ciascun componente del gruppo. Riccardo ha frequentato il conservatorio e ama le atmosfere algide alla Sigur Ros, mentre Emma è colei che indirizza gli altri del gruppo verso sonorità più elettroniche. Le passioni di Tommaso, invece, affondano le radici nei grandi maestri come Pink Floyd e King Krimson. Un amalgamarsi di flussi creativi di diversa matrice, insomma, che trova equilibrio e genera sintonie piacevoli ed orecchiabili: Lontano è proiettato in una traslucida malinconia. Il disco della transizione. Essere un complesso di sette strumentisti e poi passare a lavorare in tre rappresenta un significativo cambiamento, dal punto di vista armonico innanzitutto. Così come la svolta elettronica ha plasmato i brani di Lontano sotto nuova luce, brani che nascono tra il 2008 e il 2012 e che assorbono il mondo esterno inglobandolo all’interno di palpiti intimisti che continuano ad essere la polpa essenziale dei Family. Crisi e desolazioni sociali vengono richiamate all’apertura del disco con Sete: solitudini e impossibilità di afferrarsi. Deserto sembra in attesa di qualche tempesta di sabbia che spazi via un grigiore consueto. E sono turbini di pulsazioni regolari, bagliori elettrici che seguono la voce. Il dialogo tra Monica Vitti e Richard Harris in Il deserto Rosso apre la languida Lontano. Tra cellule ritmiche che si ripetono come piccoli e frettolosi passi, il brano incede contemplativo e carezzato dalla voce quasi sussurrata di Emma. Si distendono e confondono elucubrazioni sintetiche in una scia di una contemplazione/suggestione, rimanedno distaccati in un piacevole malessere. Chitarra ondivaga in Favola che si adagia, sul finire, su una reminiscenza di carillon. “Nel silenzio io ti creo” ripete ossessivamente Labirinto, attraversata da ritmiche marziali estremamente plastiche come quella “terra vuota/ terra arida io e te”. Il tempo è un ciclo infinito che torna ad implodere e riporta ad una sola possibile realtà perfetta, cioè l’idealizzazione. Inesorabile nel significato questo brano, ci si perde nella marea della melodia che prende il sopravvento.Inoltre, il video d’animazione realizzato da Stefano Mazzeo lancia Labirinto come primo singolo estratto dal disco, in esclusiva pubblicato su Rockit dal 12 giugno. Stagione Nuova zampilla rigogliosa in un intrecciarsi di lampi elettrici mentre “si fugge via di casa/ si dorme sotto un libro” e non lascia senza la sfumatura al nero che pervade la scrittura dei Family. Ballata trapuntata di piano dai contorni noir con beat lievemente sincopati è l’ultimo brano Tracce. Tracce lontane di vite, anche solo osservate in un attimo, visibili all’orizzonte. “Io sarò qui/ dentro un disco consumato/tra le mura dei vecchi palazzi” e poi un’orchestra che soavemente accompagna la chiusura di un album da ascoltare e consumare, davvero.

(in foto i Family Portrait)

 

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