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di Ilaria Piampiani

“La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei quando finirò di vivere”. – Rudolf Nureyev

Parlando di danza non si può prescindere dal descriverla attraverso le parole di chi l’amava davvero, più della stessa vita, intensamente, densamente, quasi con abbandono. Nureyev la definiva esattamente un destino, sottolineando il fatto che si nascesse ballerini, che ogni passo di un danzatore fosse segnato dalla grazia e dal talento fin dal primo momento, poichè questa disciplina, antica quanto affascinante, scorre nelle vene e muove ogni muscolo.
La medesima concezione della danza era condivisa da Enrico Cecchetti, ballerino nel DNA, nato in un camerino del Teatro Apollo di Roma, da padre a madre danzatori, così come gran parte della famiglia.
Due nomi emblematici, talenti assoluti nella loro disciplina, che hanno onorato e fluttuato sui più grandi palcoscenici del mondo, lasciando dietro di loro un patrimonio di leggiadria e un movimento destinato a non spegnersi mai, così come l’aurea mitologica che il tempo ha deciso di tributare loro. Ed è proprio seguendo questo spirito, questo destino che anche quest’anno il sipario di Civitanova Danza si aprirà , invitando gli spettatori a condividere un po’ di quella felicità che solo la danza riesce a donare. Da 20 a 2.0 è lo slogan che accompagna la ventesima edizione del festival internazionale Civitanova Danza, manifestazione nata proprio per onorare la memoria del maestro Cecchetti, originario peraltro della città marchigiana. I riflettori si accenderanno il 20 Luglio, dando il via ad un cartellone ricco e ambizioso, che si chiuderà il 15 Agosto, attraverso prime italiane, come Robot! della compagnia francese Compagnie Blanca Li o The Hill della compagnia israeliana Roy Assaf, prime assolute, come Pinocchio della compagnia italiana Sieni Danza e stelle della danza mondiale, tra cui l’elegante Svetlana Zakharova, prima ballerina del Bolshoi di Mosca ed étoile del Teatro alla Scala assieme a Roberto Bolle. Non manca, anche nell’edizione 2013, la stretta e fiorente collaborazione con Macerata Opera Festival, altro fiore all’occhiello tutto marchigiano, connubio che porterà il 25 Luglio alla rappresentazione, all’Arena Sferisterio di Macerata, di una delle storie più raccontate e ascoltate, Romeo and Juliet, interpretato dalla compagnia Aterballetto diretta dall’unico coreografo italiano autore di una coreografia per il New York City Ballet: Mauro Bigonzetti.
Accanto al festival e alle numerose e prestigiose iniziative in programma, Civitanova Danza ospita dal 5 al 10 agosto il campus estivo Danza per Domani, progetto curato da Paola Vismara, con la collaborazione dei docenti provenienti dalla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala e dell’Opéra de Paris, autorità indiscusse a livello internazionale. Il campus prevede una serie intensiva di lezioni di danza classica e contemporanea guidate da personalità di spicco quali Frédéric Olivieri (direttore della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala), Florence Clerc (professeur du ballet del Ballet de l’Opéra de Paris) Paola Vismara e Amelia Colombini (docenti della Scuola scaligera) e Fabrizio Monteverde (coreografo).
Un fil-rouge anima, dunque, la ventesima edizione del festival: dalla grande opportunità di poter godere di spettacoli dall’ altissimo livello artistico, alla possibilità di coltivare il talento attraverso l’esempio di grandi maestri, riuniti con l’intento di trasmettere non solo la tecnica, ma la passione e la perseveranza che li ha resi grandi.
Questo vuole essere Civitanova per circa un mese: la casa della danza, fruitrice, promotrice di una vocazione che segna una vita, una condanna, per citare nuovamente Nurejev, che porta innegabilmente alla felicità più appagante. Civitanova apre i teatri alla disciplina della leggerezza, del duro lavoro, la disciplina che, per citare Maurice Bejàrt, coinvolge anima, spirito e corpo, poiché la danza è la celebrazione della vita, ogni suo movimento rappresenta un momento prezioso e fugace, estasi e tensione all’infinito, che, alla fine di ogni performance, lascia un’emozione sempre diversa e il nostro cuore battere e dimenarsi, come fosse ancora in movimento esso stesso, nell’attesa e nella speranza che il sipario si apra presto, di nuovo.

(Nella foto La ballerina di Edgar Degas)

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