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di Lucia Cattani

Quando sono arrivato a Milano a quattordici anni ero un fabulatore in erba, agile. Avevo preso in particolare, come via, le storie dei Vangeli, la Bibbia. Storie straordinarie, musicali. Già in viaggio, prima di arrivare a scuola, avevo la possibilità di raccontare agli amici queste storie, anche per due ore… arrivavo a scuola già un po’ stanco! E c’erano i compagni che all’intervallo mi chiedevano di raccontare ancora e io, stanco, dipingevo! Lì ho capito la connessione tra il dipingere e il recitare.

La pittura per Dario Fo diventa momento di rinnovo creativo, come egli stesso confida è il frutto della sua incredibile capacità di fabulazione. Questo aspetto particolare della sua produzione artistica passa a volte in secondo piano rispetto al lavoro letterario e teatrale: in realtà nella vita dello scrittore l’espressione pittorica accompagna ogni fase, a partire dalla prima infanzia, ed è così radicata in lui da considerarla, assieme alla pittura e alla musica, parte di uno stesso mondo. Sembrano infatti confluire nelle sue opere la stessa brillante fluidità, le stesse tinte accese e vivide, lo stesso sfrenato e incontrastato dinamismo che rendono inconfondibile la produzione teatrale di Fo. Il mondo da lui ritratto, l’Italia dei santi, degli artisti e degli eroi descritta dalle pennellate irruente, colto in un movimento continuo, in un’ebrezza gaia e surreale sembra essere raccontata in un’esibizione frenetica di giullari medievali. L’immaginario comune all’italiano costruito di eventi magici e leggende ancestrali, di coraggiose gesta, di origini mitiche, di una commistione di diverse, antiche spiritualità è trasfigurato nelle diverse opere che compongono l’esposizione dedicata a Dario Fo. Inaugurata il 6 giugno scorso, ancora appuntamenti all’interno del progetto Start, comincia l’arte proposto dalla casa editrice Rrose Sélavy, in particolare curato da Massimo De Nardo. Sono infatti previste altre due esposizioni artistiche, da tenersi alla Galleria Mirionima a partire dal 13 giugno che avranno come protagonisti Simone Massi con le storie magiche dei suoi video disegnati e trenta giovani video-artisti riuniti in una mostra chiamata Reload.

Dipingere è come recitare: Dario Fo, è ben chiaro dalle opere che compongono l’esposizione, recita attraverso il colore in modo immediato e irresistibile. Il suo racconto, la sua capacità di fabulare permea famosi personaggi artistici e politici, momenti tragici e gloriosi della Storia d’Italia, ripercorsa e rielaborata attraverso uno sguardo satirico mai fine a se stesso, che mira continuamente ad un’indignata riflessione e che spesso ribadisce l’importanza di un vaglio critico e consapevole degli eventi, per quanto siano legati ad un immaginario tradizionale e per quanto siano condizionati da una comune visione delle cose. La risata è in grado di rovesciare le sorti, di riscrivere la Storia, di conferirci l’autorità di creare la nostra personale percezione del mondo e di condividerla con gli altri. Per questo i protagonisti delle opere vengono ritratti in modo esplicito e teatrale, diretto e sincero.

Il procedimento della fabulazione permea l’arte di Dario Fo, partendo dagli anni d’infanzia, trascorsi in un’ambiente senza dubbio favorevole: il Lago Maggiore si è rivelato crocevia di innumerevoli culture e provenienze, di persone originarie delle più diverse ed esotiche località attratte dal lavoro di soffiatori in una fabbrica di vetro. Da questo contesto il risultato si è rivelato una sinergia di lingue e racconti, tradizioni lontane e leggende sconosciute la cui comprensione fu resa possibile attraverso la creazione di una lingua inventata da Fo insieme ai suoi compagni: il grammelot, strumento di giuntura tra le diversità in grado di rendere possibile lo scambio tra le più diverse memorie. Questa fabulazione, capacità di attingere e rendere proprie le altrui esperienze e i più incredibili racconti, confluisce in un approccio interpretativo della realtà, che è trasfigurata in base al punto di osservazione. Le varie diverse provenienze, il contesto multietnico di cui Fo si è nutrito dalla tenera età sono presenti e inscindibili dalla stessa pittura in cui tutto comunica, tutto sembra ricondurre al teatro, tutto sembra rimandare ad una volontà connettiva. Danze rituali africane, dall’irresistibile richiamo fauve, vengono affiancate ai caccia distruttori, esplicito richiamo alla crisi delle imprese dell’Italia contemporanea. Allo stesso modo Fo presenta eventi legati alla storia dell’arte, ai culti della Grande Madre, alle orazioni di San Francesco:  i suoi colori vitali e fluidi rendono vicine tutte queste vicende, appartenenti allo stesso immenso disegno. Sembra che tutto volga ad un comune obiettivo, che ogni età storica e antropologica abbia le stesse regole, che ogni argomento all’apparenza più distante sia in qualche modo affine, come se ci sia un’unica armonia che renda tutto un continuo ripetersi delle stesse voci, degli stessi colori, degli stessi quesiti, degli stessi mali, delle stesse passioni.

(in foto: l’esposizione presso la Galleria Galeotti di Macerata)

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