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di Lucia Cattani

 Certe cose le scrivi perché speri di aprire il cuore, sigillato per lungo tempo.

La scrittura, a volte, riesce a scardinare l’immobilità del dramma. Le parole si fanno potenti, riescono ad eludere quei muri costruiti negli anni e nella sofferenza: questa capacità eroica sembra fluire dalla penna di Robert Viscusi, figlio di emigrati italiani nella New York degli anni venti, portavoce di quelle speranze di felicità verso una vita migliore, della tragedia dello sradicamento di una comunità che non ha smesso di sentire di avere qualcosa in comune, emblema della coraggiosa riscossa verso l’uscita dal mutismo annichilente di coloro che devono confrontarsi con la difficile prova del dispatrio.

Venerdì scorso, in occasione del penultimo appuntamento di questa XII edizione del Licenze Poetiche Festival, la Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata ospitava un pubblico folto e variegato, tra cui persino il famoso musicista Mike Melillo; tutti venuti ad ascoltare Viscusi, una delle voci più influenti del panorama letterario statunitense, introdotto e accompagnato da Alessandro Seri in un racconto densissimo, affondato nella grande storia  e percorso da un’emozione palpabile. Viscusi è professore di Letteratura inglese e americana al Brooklyn College della City University di New York, nonché fondatore e presidente della IAWA (Italian American Writers Association): come accennato, è la sua storia familiare di emigrazione che si manifesta nei suoi versi. La sua opera è un poema composto da 624 sonetti, suddivisi in 52 libri, mai pubblicato integralmente: una composizione imponente e in fieri, giudicato da egli stesso il suo capolavoro. Il punto di vista del poeta parte da Ellis Island, da cui l’opera prende il nome. L’isola delle lacrime, primo punto di approdo degli emigranti, crocevia di infiniti sogni e aspettative è allo stesso tempo luogo della tragedia umana di volti senza più identità definita, che ancora vivono nel ricordo delle dolci colline della loro infanzia. La Storia ha strappato questi approdati ai loro affetti e tradizioni verso un futuro incerto e adombrato di nostalgia: Viscusi descrive qualcosa di estremamente personale e autobiografico che però si eleva a paradigma di una condizione universale, di un dramma collettivo e totale che semplicemente comprende tutti coloro che sognano la libertà e che per essa si mettono in gioco.  Infatti Il paradiso è un’idea così complicata!, dichiara il poeta: e che cosa racchiude l’immagine stessa del paradiso se non quella di un’utopia non inscrivibile né temporalmente né geograficamente? Il sogno della serenità, della felicità, di un luogo in cui l’uomo possa veramente realizzare le proprie aspirazioni non crea divisioni culturali di alcun genere. Lo stesso desiderio e le tribolazioni ad esso connesse diventano improvvisamente fautori di un legame tra quelli che vivono questa condizione. In questo modo i sonetti di Ellis Island rispecchiano nella struttura in continua espansione quella ricerca di libertà e quella pluralità infinita di storie degli emigranti di tutti i tempi: una mole impossibile da racchiudere in un solo libro, in cui spesso le vicende si intrecciano, in cui le emozioni vengono inconsapevolmente condivise, accomunate dal canto onnipresente di un’origine comune primordiale, i cui dettagli a volte si trasformano tra le onde tumultuose di un viaggio infinito. I sonetti sembrano interagire come le genti, in un continuo contatto e scambio, in cui il caso sembra imperare pur senza incrinare un equilibrio naturale costante. Si tratta di un’ars combinatoria che esula da qualsiasi interpretazione e con la quale Viscusi gioca: è possibile infatti mescolare e rifare all’infinito i suoi sonetti attraverso il suo sito (ellisislandpoem.com). Questo meccanismo rivela la realtà fortemente coesa che sottende i sonetti, e l’eterno gesto di creazione e metamorfosi è significativo anche per descrivere lo stesso fenomeno del migrare, dato che dalla singola storia si librano infinite altre vicende. Tutte condividono le stesse origini, la stessa materia da cui modellare presente e futuro: è questa la poesia insita nello sperimentalismo tecnologico di Viscusi. Allo stesso tempo emerge la già considerata volontà di aprire il cuore, tematica che nasce dal dramma della chiusura in se stessi degli emigranti, prostrati dal peso della separazione. Lo stesso atteggiamento di ostilità è  presente in coloro che dovrebbero accoglierli. I sonetti vogliono essere artefici, invece, di un nuovo modo unitario di guardare da entrambe le prospettive, un’esortazione alla consapevolezza di poter essere “occhi che trasformano la città”, per superare, un giorno, il trauma di sentirsi diversi, esclusi, emarginati, disprezzati, allontanati. Come Viscusi stesso rivela, il suo poema vuole dare voce alla vita che abbiamo vissuto, in modo da creare una nuova coesione e apertura come fece Dante attraverso la Commedia, rivelandosi fautore, grazie all’ingegno poetico, di un’unità nuova tra gli italiani.

Robert Viscusi è riuscito a far comprendere questo suo complesso e affascinante immaginario poetico attraverso una commistione di esperienze personali significative legate al suo appartenere a due diverse realtà culturali. Ha inoltre intrapreso la lettura di alcuni suoi versi, in lingua inglese, poi subito tradotti dall’editrice Ombretta Diaferia che si sta occupando con abrigliasciolta della trasposizione in italiano dei primi quattro libri. Senza dubbio si è trattato di un’esperienza profondamente avvertita dal pubblico che ha dimostrato il suo coinvolgimento e apprezzamento attraverso numerosi interventi: questo per confermare la profonda attualità delle problematiche affrontate da Viscusi, per ribadire la necessità profonda e condivisa di ricordare le proprie radici nonostante gli innumerevoli viaggi, fisici o interiori, che ciascuno si trova a dover intraprendere, in modo che questo vagare assuma un valore creativo, che faccia comprendere la comune natura che, al di là delle differenze di superficie, ci rende simili.

(nella foto Robert Viscusi con Alessandro Seri e Ombretta Diaferia)

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