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medusa

di Lucia Cattani

Narra Ovidio nelle Metamorfosi (IV, 799-801): “La figlia di Giove si voltò e si coprì con l’egida il casto volto, ma, perché quell’oltraggio non restasse impunito, mutò in luride serpi i capelli della gorgone“. La triste vicenda di Medusa è nota a tutti: per secoli ha attraversato i più diversi scenari culturali occidentali per mezzo di qualsiasi forma artistica, che sia letteraria o figurativa. La Gorgone racchiude in sé l’emblema imperituro del mito greco intrecciato ad una complessa trama di aspetti esemplari ed affascinanti: è stata considerata personificazione della perversione intellettuale, capace, con la sua indicibile bellezza di mortale, di soggiogare le menti di uomini e di divinità, fino a tentare quella suprema di Poseidone. Come in svariate vicende simili, il destino di Medusa è terribile, legato alla vendetta divina nei confronti dell’eccessiva virtù umana: qualcuno ha interpretato il mito come peccato di vanità da parte della giovane, ma per molti si trattò semplicemente della reazione alla cieca ira di Atena; come nel caso di Aracne o Cariddi, la punizione è terribile: la leggiadra mortale viene tramutata in un mostro spaventoso, con pelle verde, denti aguzzi e una moltitudine di serpi al posto della chioma fluente. Questa trasformazione accompagnava l’imposizione a vivere in una spelonca e il potere di tramutare in pietra chiunque guardasse quello stesso volto capace di turbare l’animo di un dio. Il profondo, meraviglioso dramma di una metamorfosi così complessa è stato colto da Gian Lorenzo Bernini in una delle sue opere marmoree più famose: il Busto di Medusa, che dopo i recenti restauri, è stato ospitato nella Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”di Ancona dal 24 febbraio al 28 aprile grazie ad uno scambio culturale con i Musei Capitolini di Roma, dove la statua era custodita. Un evento davvero significativo per la città che ha avuto la possibilità di ospitare l’opera, per l’occasione accolta in un’inedita sistemazione che ha unito una sofisticata illuminazione led con lo scopo di evidenziare l’emozione mobile e il dinamismo pensato dal Bernini. Questa disposizione si è poi pensato di esaltarla attraverso un connubio di musiche e profumi: di certo un’iniziativa alquanto insolita e curiosa. Medusa accoglie lo spettatore in tutta la sua straordinaria espressione: all’inizio non si può far attenzione ad altro se non al drammatico stupore che si insinua nei morbidi lineamenti del volto per niente esili, che sembrano racchiudere tutta l’imponenza della carne, un’ebrezza colma di fisicità. La lontananza del mito scompare di fronte ad un volto più vivo che mai, contorto dall’amara sorpresa di un cambiamento totale e inevitabile. Medusa non è un mostro. Non ci troviamo di fronte a quella spaventosa creatura mitologica che conosciamo per essere stata sconfitta dall’eroe Perseo: è la fragilità dell’uomo che trapela dal marmo, la disperazione disarmata di una creatura che comprende in un istante che la sua quotidianità è infranta, che il suo epilogo è giunto, che ogni barlume di orgoglio si è dissolto per sempre nella propria esistenza, votata ad un destino peggiore della morte. La condanna infatti è quella di essere spogliata da tutto, dopo l’integrità perduta per mano del dio, e come ulteriore abiezione, di provocare orrore ed essere artefice incolpevole della morte di altri. Questo istante è colto dall’artista, maestro da sempre nell’imprigionare ciò che è impossibile raccontare, nel fare di un attimo impalpabile immortale immagine. Bernini compie infatti il miracolo di fissare il momento estremo in cui si tangono passato e futuro, felicità e disperazione e al tempo stesso di renderci partecipi del dinamismo dirompente che domina l’opera. Non si limita a descrivere una scena: vivifica il mito inserendolo in un continuo moto di perpetuazione del prodigio, e questo ciclo infinito giunge fino ai nostri occhi. Non è facile ricavare tante sensazioni da un’opera marmorea, allo stesso modo è raro che una sola statua riesca ad attrarre un pubblico rilevante: questo è il caso del Busto di Medusa, ulteriore elemento per comprendere quanto sia notevole il pregio dell’opera. L’affluenza dei visitatori è stata infatti significativa e le critiche si sono rivolte al massimo verso l’illuminazione, come si può riscontrare dalle parole di Andrea Morisco, studente universitario che ha svolto il suo tirocinio proprio in qualità di guida della mostra, per tutta la durata dell’esposizione: 

L’allestimento ha creato come sempre critiche da una parte e numerosi apprezzamenti dall’altra: sul quaderno delle firme dei visitatori risulta che molti abbiano realmente apprezzato, altri abbiano invece criticato. L’affluenza è stata veramente buona per una mostra a opera unica; all’incirca sono stati calcolati 4000 visitatori. Le critiche vertevano soprattutto all’illuminazione dell’opera: infatti le luci le donavano, si, differenti espressioni, ma non la illuminavano per abbastanza tempo. Si rompeva per così dire il ritmo della fruizione. L’idea era ottima, ma probabilmente, secondo le critiche, sviluppata in maniera imperfetta.Importante è stato poi l’evento legato alla giornata del FAI, come prosegue Andrea:La giornata del FAI, durante la quale è stato aperto il cantiere della pinacoteca, ha avuto molta affluenza; così pure la giornata evento di chiusura della mostra, il 25 aprile, nella quale si entrava ad offerta libera. Contribuendo con l’offerta si poteva partecipare alla lotteria per l’estrazione di dieci biglietti gratuiti per la mostra di Tiziano a Roma. Inoltre si è tenuto il concerto live del soprano che ha curato le musiche della mostra nel cortile della pinacoteca: questo evento ha ricevuto molta affluenza. Il ricavato degli eventi è stato completamente devoluto al FAI.

Medusa tra luce ed emozione è stato un successo: il pregio maggiore, però, è senza dubbio la fortuna di poter ammirare tanta bellezza da vicino. In questo caso Ancona è stata capace di regalare un’indimenticabile suggestione ai suoi cittadini.

(Immagine: http://legionofhonor.famsf.org)

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