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Variazioni-Enigmatiche_scena_011
di Arianna Guzzini

Invaso da impegni e  riunioni, sembra essere sempre in fermento per qualcosa di nuovo. Una voce calma e pacata, sintomo della grande affabilità che subito mostra Saverio Marconi dinanzi le improvvise curiosità di una perfetta sconosciuta. Fondatore della famosissima compagnia La Rancia e regista di svariati musical (e non solo), che hanno sempre avuto un grandioso successo, eccolo cordiale in attesa di rispondere a qualsiasi tipo di domanda gli si ponga.
Dopo vent’anni di carriera come attore teatrale cinematografico, come nasce questa passione per il musical?</em
È una passione che ho da sempre. In realtà mi sono appassionato al musical fin da bambino, quando già spesso mi capitava di assistere a spettacoli di vari registi. La vita poi mi ha portato fin qui.
Lei si è occupato anche di opera lirica: ci sono secondo lei punti in comune con il musical?
Ovviamente sì. Come il musical anche l’opera lirica è uno spettacolo musicale, con musiche bellissime. Per avvicinare il pubblico a questo genere bisogna saperla raccontare nuovamente, ma facendo attenzione a non tradirla e a rispettare gli intenti, la volontà dell’autore. Al tempo di Verdi, vi erano molti altri musicisti, ma ora vengono rappresentati solo questi, che sono più famosi e conosciuti. Lo stesso vale per la rappresentazione delle opere: di Verdi ad esempio si conoscono il Nabucco o La Traviata, ma ve ne sono, molte altre e con lo stesso valore artistico.
Spesso sono messi in scena spettacoli di larga divulgazione intorno l’opera, che possono risultare come una semplice narrazione intramezzata da musica. Secondo lei rappresentazioni di questo tipo possono tradire l’opera?
No, credo che anche solo narrare e far ascoltare le musiche possa essere un buon modo per fare incuriosire il grande pubblico, soprattutto chi non conosce l’opera può così iniziare ad interessarsene. L’importante è non fare qualcosa che l’autore non avrebbe voluto.
C’è un musical da lei diretto che le sta particolarmente a cuore?
Beh, ce ne sono molti. A Chorus Line è stato il mio primo musical importante, un vero libro di scuola attraverso il quale ho imparato molto e che mi ha dato la possibilità di lavorare assieme a Baayork Lee, un grande regista. C’è anche Cabaret, la cui storia è veramente molto forte. Parla di razzismo e dell’atteggiamento di chi non vuole rendersi conto di ciò che sta accadendo : “la vita è un cabaret, chi se ne frega se arrivano i nazisti!”. Inoltre Nine, il musical tratto da 8⅟₂ di Fellini che è stato rappresentato al teatro Les Folies Bergère, e ovviamente c’è anche Pinocchio scritto con i Pooh e Pierluigi Ronchetti.
Ultimamente l’abbiamo vista come protagonista in Variazioni Enigmatiche, uno spettacolo in prosa di teatro contemporaneo. Il rapporto che s’instaura fra i due protagonisti (Abel Znorko, Nobel per la letteratura che si è ritirato a vivere da eremita, pur conservando un rapporto epistolare con la donna amata, e Erik Larsen, giornalista sconosciuto) è molto particolare, come lo definirebbe?
È un rapporto non voluto, che il mio personaggio non sapeva di avere. C’è molto di più però in Variazioni Enigmatiche. Forte è il tema dell’amore che ruota intorno l’idea di una donna che non compare mai, ma nonostante ciò il mio personaggio sente la necessità che questo amore resti vivo. Inoltre, attraverso quest’incontro c’è lo sfatamento del personaggio che lo scrittore si era costruito.
Lei è anche socio onorario dell’Adam Accademia. Le ha fatto piacere questa nomina?
Come potrei dire di no? Sono molto felice per questo riconoscimento. L’Adam è un’associazione importante e piena di vita e questa nomina è segno che il proprio lavoro viene riconosciuto.