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Guerra di Liberazione Nazi-Fascista

di Simone Palucci

Il sentiero della memoria si costruisce tramite i sentimenti, la consapevolezza, la storia e le fonti. E tramite le nuove generazioni. Dal lavoro incessante dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea Mario Morbiducci di Macerata nasce così Fascismo, antifascismo, guerra e Resistenza, dalle fonti alla storia, che avrà luogo alla biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata domani alle 15.30, con relatori quali Matteo Petracci dell’Università di Macerata, Annalisa Cegna e Maila Pentucci dell’Isrec Morbiducci, Lidia Gualtiero dell’Istituto storico di Rimini, con la coordinazione dell’assessore comunale maceratese Stefania Monteverde. “E’ un lavoro che nasce dalle ricerche che facciamo – dice Annalisa Cegna dell’Isrec – lezioni che spesso svolgiamo nelle scuole, e seminari su misura per insegnanti. In questo caso il seminario è aperto a chiunque, anche se si concentra sulle fonti storiche ed è molto mirato agli insegnanti, infatti noi siamo un ente formatore e i docenti che parteciperanno riceveranno un attestato finale”. In realtà l’appuntamento maceratese è solo una parte di quello dedicato alle parole e ai linguaggi inconsueti nella ricerca storica, e proprio Annalisa Cegna si occuperà di letteratura resistenziale, mentre Maila Pentucci delle canzoni della resistenza, perché il prossimo 29 aprile il secondo tempo si svolgerà a Civitanova, con tematiche altrettanto appassionanti e poco consuete, come fotografia, cinematografia e pittura. “Il seminario di domani – prosegue Annalisa Cegna – “ci trova ad analizzare ambiti dei quali ci siamo già occupati individualmente, e si fonderanno su interventi e ricerche un po’ più canonici, quello di Matteo Petracci su Gli archivi dell’antifascismo, e quello di Lidia Gualtiero Dentro la storia che il luogo ricorda: fonti per le stragi nazifasciste, e un po’ più particolari, come quello mio e di Maila. Nel mio caso c’è un lavoro a monte che riguarda la ricerca e il reperimento di tutti i testi di letteratura resistenziale marchigiana. Un lavoro interessante, che avevo già raccolto nel libro Eventi e luoghi della resistenza marchigiana, se non altro perché attraverso questo tipo di letteratura si riesce a capire quella che è stata la prospettiva individuale di chi scrive, si coglie il suo spirito, l’aspetto più intimo. Uno dei più prolifici scrittori è stato Wilfredo Caimmi, partigiano anconetano che ha subìto una vicenda giudiziaria particolare, perché come molti ex partigiani si era tenuto le armi con le quali aveva combattuto la resistenza. I carabinieri trovarono queste armi nei primi anni novanta e questa cosa gli procurò non pochi problemi, fu espulso dal Pci e dall’Anpi, e dopo quella vicenda iniziò a scrivere”. Insomma, una letteratura resistenziale locale, preziosa ed unica. Non solo però, un altro aspetto interessante riguarda le canzoni della resistenza, argomento del quale si occupa Maila Pentucci. “Tutto nasce – dice la Pentucci – da un saggio che sto scrivendo e che è partito dal considerare la canzone una fonte storica. Da un ambito di ricerca ampio ho estrapolato questa parte sulla resistenza. Innanzitutto è necessario dividere le canzoni della Resistenza da quelle sulla Resistenza, ad esempio Bella ciao, contrariamente a ciò che spesso si pensa, è una canzone sulla Resistenza, perché scritta nel 1946 appositamente per una pacificazione e in sostituzione di una canzone della Resistenza come Fischia il vento, che aveva richiami più comunisti. Molte canzoni della Resistenza sono regionali, magari hanno la stessa musica, ma cambiano i testi e i dialetti ed una delle più famose è Pietà l’è morta. Poi ci sono moltissime realtà musicali attuali dedicate alla Resistenza, come i Gang che con Aprile parlano dei martiri di Montalto, oppure con La canzone dei sette fratelli si riferiscono ai fratelli Cervi. Non solo, ci sono anche i Modena City Ramblers, gli Yo Yo Mundi, senza considerare i cantautori, come Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori e moltissimi altri”. Insomma, un seminario aperto alla cittadinanza, prezioso e sicuramente capace di ridarci lo zenit, perché in un’epoca di confusione e smarrimento come quella in cui stiamo vivendo, nuotare nella memoria è un modo saggio per ritrovare la bussola.

Nella foto: Le donne della Resistenza

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