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di Marco Di Pasquale

Fin dal primo roteare di bacchette del batterista Massimo Manzi, la platea ed i palchi del Lauro Rossi, non del tutto pieni pur essendo l’ultimo appuntamento della stagione 2012/2013 della Rassegna Macerata Jazz, tributano una calorosa accoglienza alla Colours Jazz Orchestra ed alla stella della serata, la bravissima Barbara Casini, giunti al Teatro Lauro Rossi per presentare il progetto “Agora Tá”.
Andando a scavare nella migliore tradizione della musica sudamericana, principalmente tra i ritmi sensuali ed ondeggianti del samba brasiliano, grande e duraturo amore della cantante fiorentina di nascita ma sicuramente carioca nel DNA, il nutrito ensemble di bei talenti jazzistici marchigiani allestisce un turbine di brani che spaziano dalla dolente saudade di Elis Regina alla sperimentazione complessa ed avvolgente di Enrico Rava, con una chiave di lettura precisa e un’inventiva d’arrangiamento notevole. Ad ogni assolo della tromba, del sax alto e tenore, oppure del contrabbasso di Massimo Morganti, mente e motore del complesso, s’intrecciano i precisi interventi della parte ritmica, rappresentata da un’ottima succitata batteria, ma anche da piano contrabbasso e chitarra che lasciano discretamente il palco ai tredici rocamboleschi componenti della sezione fiati.
Tutti nomi di sicuro valore, già ampiamente affermati come Giacomo Uncini, Samuele Garofoli, Marco Postacchini, oppure in ascesa come Maurizio Moscatelli, Filippo Sebastianelli, Carlo Piermartire. Soltanto in un paio di pezzi iniziali è sembrato di percepire una dismisura nell’intento combinatorio degli strumenti, che perfino giungevano a sovrastare la voce cantante, ma poi, dopo un brevissimo rodaggio, ha prevalso la bravura e la sapienza di sposare un impianto sonoro da big band ad una voce calda e profonda, e tuttavia limpida e netta come quella di Barbara Casini. I lunghi anni di esperienza hanno fornito alla performer toscana una sicurezza ed un agio nel cantare samba, candomble ed altri ritmi australi che ben si sposa con la passione da sempre nutrita dalla Casini per quelle latitudini musicali. Per trovare l’affinità giusta con la Colours Jazz Orchestra non le occorre molto, si capiscono subito, anche grazie alla complicità con Morganti ed il direttore d’orchestra Paolo Silvestri, risalente a precedenti progetti svolti insieme, ed il connubio appassiona e coinvolge il pubblico trasportandolo in un mondo di quotidianità ironica e drammatica al tempo stesso, facendo assaporare colori e visioni del Brasile più autentico, quello vivace e popolare dei quartieri poveri dove il samba stesso è nato.
Per questo itinerario verso le viscere del ritmo brasiliano si è pensato ad una riscoperta di autori meno “battuti” come Ary Barroso e Milton Nascimento, passando per Sergio Natureza, Jacob do Bandolim, l’uruguaiano Jaime Roos e Pedro Caetano. Ma non solo, poiché Barbara Casini propone nel momento centrale del concerto anche un brano che sposa i suoi versi con la musica di Enrico Rava, frutto di una collaborazione lontana nel tempo (compare infatti nell’album Vento del 2000), e che certifica la ricerca inesausta che da molti anni la coinvolge, facendo seguire questo pezzo da un omaggio alla memoria della grande voce di Elis Regina, una delle maggiori e più apprezzate interpreti dello spirito musicale verdeoro, prematuramente scomparsa nel 1982.
Questi i principali gioielli del repertorio proposto dalla Colours Jazz Orchestra nell’arrangiamento curato dal trascinante direttore Paolo Silvestri, una serie di partiture brillanti ed energiche, condotte e valorizzate con un entusiasmo palpabile peraltro in tutto l’ensemble. Un’energia ed un entusiasmo che si è trasferito negli spettatori che, dopo un’ora e mezza tiratissima di esibizione, hanno chiesto a gran voce il bis e sono stati accontentati con la riproposizione del brano che dà il nome all’intero lavoro, “Agora Tá”.
Quella con Barbara Casini è soltanto l’ultima delle tante collaborazioni importanti dell’orchestra, da Maria Schneider a Kenny Wheeler, da Bob Brookmeyer a Fabrizio Bosso. Un ottimo modo quindi per coronare una stagione come sempre interessante, organizzata e gestita sotto l’egida dello storico padre della rassegna, Paolo Piangiarelli, dai direttori artistici Daniele Massimi e Samuel Chiaraluce, bravi nel comporre una serie di appuntamenti pregevoli, spaziando tra avanguardia e grande tradizione e collocando Macerata Jazz al vertice del panorama jazz nazionale.

foto: Andrea Feliziani