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villa collio

di Caterina Morgantini

Si diceva una volta, e si dice ancora: “impara l’arte e mettila da parte”. I nonni, però, che della saggezza facevano pane quotidiano, non avrebbero certo immaginato, contro ogni elementare convinzione, quanto l’arte non sarebbe stata imparata né, tanto meno, conservata. Così, per adeguarsi ad ore strozzate dall’ansia e impoverite di tutto (denaro, tempo, volontà), il vecchio proverbio andrebbe aggiornato: “FAI l’arte, e non metterla mai da parte”. Ed è un po’ questa, alla fin fine, la filosofia alla base delle Giornate di primavera organizzate dal Fondo Ambiente Italiano, ente senza scopo di lucro che dal 1975 ha salvato, restaurato e aperto al pubblico luoghi fondamentali per il nostro patrimonio artistico e naturalistico. Corre un brivido lungo la schiena al pensiero di quanta bellezza, altrimenti, avremmo potuto perdere per sempre sotto l’inarrestabile colata di cemento e scempi che da decenni deturpano il paesaggio e l’arte italiani.
Quella del 2013 è stata la ventunesima edizione delle Giornate Fai: l’occasione per scoprire l’incanto a portata di mano, quasi dietro l’angolo, con oltre 700 siti aperti in tutta Italia. E anche quest’anno sono state molte, moltissime le persone che, aderendo all’appello, hanno gremito musei, chiese e parchi: 500.000 in fila, a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche in tempo di crisi la spinta a conoscere, a sapere ignora qualunque arresto. A San Severino, nelle Marche, a metà strada tra il mare e l’appennino umbro-marchigiano, le due giornate di primavera hanno avuto il loro centro nel tema “Ireneo Aleandri e Severino Servanzi Collio. Architettura e mecenatismo nella San Severino neoclassica”: per l’occasione diciassette luoghi storici, simboli della città, sono rimasti aperti al pubblico per visite straordinarie. Tra i gioielli finalmente visitabili ci sono stati Palazzo Collio, le chiese di San Michele e di San Paolo al Ponte, la pinacoteca civica “Padre Tacchi Venturi”, il Duomo antico e il museo archeologico Moretti. Senza dimenticare, del resto, il giardino dell’istituto “Ercole Rosa”, il giardino di Villa Luzi, il Giardini Pubblici Coletti, la Galleria d’arte moderna presso il Palazzo Comunale e il Teatro Feronia. Molti anche gli appuntamenti collaterali: conferenze, concerti, spettacoli teatrali che hanno richiamato una folla eterogenea, spinta dalla curiosità a partecipare e condividere. A rendere possibile questo esercizio di civilità, annodata strettamente all’arte, hanno contribuito l’assessore comunale allo sviluppo culturale Simona Gregori e la delegata settempedana FAI, Gabriela Lampa: assieme ai dipendenti degli uffici comunali e ai tanti volontari hanno mostrato agli abitanti di San Severino e ai turisti tesori “proibiti” per buona parte dell’anno. Perché, se l’essenziale è invisibile agli occhi, l’incanto del nostro patrimonio dovrebbe essere visibile (e accessibile) a tutti, sempre (purché si impari a prendersene cura).

Nella foto i giardini di Villa Collio