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di Nicoletta Corneli

Il progetto che il Liceo Artistico di Macerata sta facendo vivere attraverso l’iniziativa La Casa di Peschi 4 è una sorta di mostra al contrario; infatti dal 21 marzo presso la Galleria Galeotti è possibile ammirare gli allestimenti di alcune tra le opere dell’artista e di progetti realizzati dagli studenti e ispirati all’opera di Peschi. Tale iniziativa si è potuta concretizzare grazie alla collaborazione della Fondazione Carima, sempre sensibile alle iniziative dell’Istituto, e sotto la supervisione dei responsabili, i professori Pannocchia, Sbaffi e Lambertucci.
Questa singolare mostra, che vedrà il suo step finale con l’inaugurazione verso il 20 di aprile, rappresenta un percorso formativo e didattico, dal nome evocativo e fortemente simbolico. La Casa di Peschi 4 infatti non è tanto un luogo fisico, poiché l’abitazione dell’artista è stata smantellata e venduta alla sua morte, ma quanto una rappresentazione di ciò che Peschi ha lasciato in memoria e di quanto ancora stia donando a piene mani ai giovani studenti.
Umberto Peschi, artigiano maceratese di umili origini, divenne presto un artista di indubbio talento ed un poeta del legno, il materiale “povero” per eccellenza che amò e trattò sempre con estremo rispetto, conservando nel tempo un’innata umiltà e generosità.
La vita e le opere di questo scultore sono note, come noto è il suo contributo nel mondo dell’arte, ma quello di cui mi preme scrivere è la figura di Peschi quale formatore di giovani menti, che tutt’oggi lo reclamano a gran voce omaggiandolo con un percorso molto interessante di reinterpretazione delle sue opere. Nell’Istituto Statale D’Arte Cantalamessa, Umberto Peschi insegnò dal 1962 sino al 1973 e questo ruolo ben si sposa con la concezione di artista “faber” che il Peschi incarnava.
Dalle sue opere traspare l’amore per il territorio marchigiano, ma non solo, vi sono racchiuse anche le riflessioni sulla vita. La meravigliosa poetica del tarlo, animaletto quasi invisibile e laborioso che consuma e trasforma il legno, distruggendo e costruendo qualcosa di diverso, ne è un chiaro e fortissimo esempio. Come non vedere inoltre in questo animaletto quasi un simbolo dei nostri conterranei operosi e schivi, e tutto questo fa sì che nel tempo Peschi rimanga una figura estremamente stimolante ed attuale.
Il Professor Pannocchia mi chiarisce subito in una chiacchierata che la reinterpretazione che i ragazzi fanno delle opere di Peschi è un segnale importante per far capire che la sua didattica rimane viva anche dopo la sua morte, poiché la tipologia della sua arte impregna tutt’oggi l’aria che gli stessi studenti respirano all’interno della scuola, e al di fuori di essa, camminando di fianco alla cancellata, che si compone di moduli di ferro anche questi opera dell’artista.
Questo progetto pertanto vuole recuperare l’arte nella sua manifestazione più vitale e vivifica poiché lo scorrere del tempo è solo un’ illusione, in quanto siamo noi che camminiamo, e questo concetto nella creatività è molto importante, tanto che la mostra è anch’essa in itinere e in continua formazione, nel vero senso della parola.
A parte la stanza dedicata alle opere del maestro, gli altri allestimenti ad opera dei ragazzi saranno nel tempo rimaneggiati e arricchiti da didascalie e cambiamenti, che gli stessi studenti in piena libertà e sotto la guida dei loro insegnanti apporteranno, senza approdare alla staticità dell’opera finita, sino a che non si chiuderanno i battenti, e quindi, al contrario delle “solite” mostre, non ci sarà l’inaugurazione.
Una mostra al contrario per evidenziare che la scuola non produce oggetti, ma didattica, e questa non si può fermare e cristallizzare nel tempo.
Un omaggio che i ragazzi e la scuola hanno voluto fare a Peschi anche attraverso l’esposizione di opere dell’artista in legno e in ferro prese dalla scuola stessa, e di fotografie che ritraggono la sua vita come insegnante. La sezione moda ha presentato dei bozzetti di costumi, mentre la sezione architettura ha preso spunto dalle strutture delle sculture per sviluppare un’idea di città. L’arte che contamina l’urbanistica e la società che si lascia sedurre dalle creatività in un’osmosi necessaria alla crescita di giovani menti.
La scultura principale realizzata dagli studenti e allestita nel cortile del Liceo Artistico, è nata da un bozzetto di Peschi mai realizzato e fa parte della serie del Tarlo.
Interessante notare come anche questa scultura di legno, esposta alle intemperie e quindi alla vita, sia già in re ipsa sensibile al cambiamento, poiché realizzata attraverso moduli combinabili tra loro in altre diverse sequenze; pertanto anche qui occorre sottolineare il passaggio che da vita e cambia vita nel tempo.
Il Professor Pannocchia evidenzia che questo progetto, realizzato grazie anche alla collaborazione di tutto il corpo insegnanti, indica il numero 4 nel titolo poiché rientra nel discorso più ampio già iniziato e realizzato dalla Fondazione Peschi in occasione del centenario dalla nascita dell’artista e dei vent’anni dalla sua morte.
Conclusione dovuta quella di andare e tornare una e più volte a vedere questo “cantiere aperto” di cultura e creatività in continuo mutamento proprio come il legno rosicchiato dal tarlo.

Nella foto “Il tarlo” di Umberto Peschi