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Constable - Sulla spiaggia

di Manuel Caprari

Marco Sollini è uno dei più importanti pianisti marchigiani, conosciuto in tutto il mondo, curatore di pubblicazioni su Rossini e Leoncavallo, ideatore del festival di musica da camera “Armonie della Sera” che si svolge a Fermo d’estate e che è all’ottava edizione. Salvatore Barbatano è un suo allievo, che sta ottenendo importanti riconoscimenti. I due si sono esibiti, venerdì 22 marzo 2013, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, in un concerto pianistico a quattro mani.Il  vostro impavido recensore, da buon appassionato di quasi tutto lo scibile umano in fatto di  espressioni artistiche, a un certo punto della sua vita ha deciso di cominciare ad accostarsi anche alla musica classica. Da patito di jazz, dove, per definizione, non si suona mai lo stesso pezzo due volte allo stesso modo, m’incuriosisce molto un mondo dove vige l’approccio filologico alle composizioni che si vanno ad eseguire. Parlando con amici studiosi di musica, scopro quello che, da bravo appassionato di semiotica e lotmaniano fino all’osso, ho sempre sospettato, cioè che è ovviamente impossibile ripetere due volte lo stesso identico messaggio, e che il margine di libertà è inevitabile, e lungi dall’essere un errore della comunicazione, ne è l’aspetto fondante.  Il musicista classico non è e non deve essere un androide, non solo la sua impronta sarà sempre riconoscibile,  ma è chiamato ad interpretare un pezzo, non certo ad eseguirlo freddamente.

Detto questo, anche per dimostrare che sarò pure incosciente ma m’informo, dopo essermi proposto per andare ad ascoltare, per l’appunto, Sollini e Barbatano , essere andato ad ascoltarli ed essere uscito dal teatro semplicemente estasiato, mi sono posto un problema molto semplice: e adesso cosa scrivo? Mi fingo esperto, facendomi scoprire in men che non si dica? Resto sul vago, sparando aggettivi e superlativi? Faccio il poeta, e m’aggancio a fatti secondari tipo l’accordatore che nell’intervallo è uscito per accordare il piano, o l’assistente dei due musicisti che girava le pagine dello spartito, caricando questi fatti contingenti di profonde simbologie e acute riflessioni? Alla fine ho deciso di pormi per quello che mi son sentito di essere: un curioso appassionato simpaticamente fuori luogo che non vede l’ora di ripetere l’esperienza. E se  vogliamo dare un tono nobile a queste righe, potrei anche aggiungere che intorno alla classica troppo spesso vige una certa aria d’intoccabilità che sicuramente scoraggia molti dall’approcciarla. Insomma, queste righe sono dedicate a chi vorrebbe avvicinarsi alla musica classica, più che a chi la conosce, frequenta e apprezza, e potrebbe riassumersi in una sola parola: provateci.

Sollini e Barbatano  entrano in scena, sorridono, accennano un breve inchino e si siedono fianco a fianco allo Steinway. Il primo pezzo, una breve composizione giovanile di Rachmaninov, giocosa e melodica, mette tutti di buonumore. Poi si entra nel vivo.  Il Vocalise op. 34 n 14, originariamente composto per piano e voce, riscritto per pianoforte a quattro mani da Greg Anderson, così come  i Six Morceaux, sono un continuo passaggio da momenti intimisti a momenti tumultuosi, rivelando l’impronta tardo romantica del compositore; Sollini e Barbatano danno alla musica un tocco dolce e appassionato al tempo stesso, suonando con delicatezza e vigore; le loro mani si rincorrono sulla tastiera del pianoforte, a tratti si accavallano, creando un intreccio sonoro  potente ed evocativo. Nella seconda parte del concerto eseguono due poemi sinfonici di Liszt, nella versione per pianoforte dell’autore stesso, accompagnando il pubblico, con grazia e raffinatezza,  in un vorticoso e coinvolgente crescendo musicale. Richiamati per il bis, eseguono un corale di Bach e un valzer di Strauss, a chiudere il concerto con sublime levità. Il vostro recensore di fiducia s’è munito del programma della stagione concertistica del Lauro Rossi, i cui prossimi appuntamenti sono l’11 e  il 19 aprile, e il programma delle due serate è molto interessante. A conclusione, gli esperti di classica mi perdoneranno, spero, quest’incursione, anche perché potrebbe non essere l’unica; e se dovessi convincere qualche scettico ad andare anche solo una volta ad ascoltare un concerto di classica, allora questo pezzo sarà già servito allo scopo.

(nell’immagine: John Constable, Weymouth Bay)