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manzi

di Simone Palucci

Un ciuffo biondo su occhiali prima rossi poi neri, una figura longilinea e sorridente con deleghe alla cultura, al turismo e al centro storico che ormai ha lasciato, afferrando una valigia di buoni propositi che porterà a Montecitorio. L’ex vicesindaco Irene Manzi da neodeputata ha raggiunto Roma in pullman, ma dopotutto ha sempre amato i mezzi pubblici, non a caso a Macerata si spostava in autobus, e da oggi siederà in parlamento, eletta tra le fila del Pd dopo essere uscita vittoriosa alle primarie dello scorso dicembre.

Si può già immaginarla nell’emiciclo, con i suoi abiti virati al rosso, al bianco o al nero, una maglia a righe, una gonna a pois, una preparazione enorme, laurea in giurisprudenza, studi costituzionali, di epoca risorgimentale, mazziniana e garibaldina. Una passione da curare seriamente, quella politica, da nutrire con la storia, con il futuro, con la cultura.
Come e quando nasce la sua vocazione politica?
Non ho fatto politica attiva prima della nascita del Pd alla fine del 2007, ma ho sempre nutrito un interesse personale circa la storia della Costituzione, le questioni istituzionali, poi gli anni degli attentati e di tangentopoli. Tutti aspetti che mi hanno sempre appassionato, che mi hanno accompagnato anche durante gli studi, poi con la nascita del Pd mi sono avvicinata ad una politica attiva, fino ad essere nominata vice sindaco da Romano Carancini nel 2010, che mi ha voluta nell’amministrazione con la delega alla cultura.
Tre anni da vicesindaco. Come giudica il livello culturale maceratese?
Tre anni sono stati un’esperienza totalizzante. Onestamente a Macerata abbiamo un livello culturale alto, non siamo per niente messi male. Oltre alle eccellenze, come lo Sferisterio, le Università, l’Accademia di Belle Arti, abbiamo un grado culturale diffuso, che va dai professionisti fino alla sfera amatoriale che è comunque dotata di un livello elevato di professionalità. E’ una cosa importante, perché si riesce ad offrire un livello culturale oltre che alto anche costante, anche se forse questa cosa non viene percepita da una parte della cittadinanza, considerato che il leitmotiv è sempre lo stesso, quello che sostiene che a Macerata non succede mai nulla. Ma non è così, penso che nel capoluogo di provincia abbiamo anche una sorta di primato, circa cento associazioni culturali che operano in continuazione creando un fermento costante.
Cosa va contrastato e cosa migliorato per il bene della cultura maceratese?
Sicuramente una cosa che non va bene è il fatto che spesso le associazioni non lavorano insieme. Il campanilismo è da contrastare, per certi versi è un limite forte, disperde le energie. Di positivo c’è invece il concetto di collaborazione che in altri casi avviene, come a livello istituzionale e in alcuni ambiti associativi. Il Teatro Rebis di Villa Potenza ne è un esempio, collabora con altre associazioni, offre i luoghi, il suo spazio. Quello che fa è un lavoro splendido, è una cosa da riuscire ad allargare anche ad altre realtà.
In ambito culturale qual è la cosa che le ha dato maggiore soddisfazione in questi tre anni? E il rimpianto più grande?
Per il rimpianto torniamo al discorso appena fatto, perché il mio dispiacere più grande riguarda proprio il non essere riuscita a colmare queste divergenze, ad incentivare le collaborazioni ed il concetto di lavoro di gruppo. Insomma, c’è un deficit collaborativo che rimane. Le soddisfazioni più grandi sono almeno due. Una riguarda I beni culturali, la rete museale e il biglietto unico che parte proprio in questi giorni. L’altra soddisfazione è il lavoro fatto per la stagione lirica, la collaborazione con Francesco Micheli, le notti dell’opera, la costruzione di un percorso alternativo ed intrigante per la nuova stagione lirica allo Sferisterio.
Se potesse portare un pezzo di Macerata a Roma, cosa porterebbe?
Un po’ della magia che si respira allo Sferisterio con l’opera e Musicultura. Poi porterei i mattoni della città, del centro storico, alcuni scorci architettonici e sicuramente anche un po’ di quell’entusiasmo che caratterizza le attività culturali.
Da oggi sarà una rappresentante maceratese in parlamento, cosa farà per promuovere il territorio?
Da parlamentare la mia intenzione è quella di poter intervenire nell’ambito della cultura e dell’istruzione. La mia scelta nelle commissioni l’ho fatta in questo senso, mi piacerebbe poter dare un contributo diretto. Ora non resta che vedere come i gruppi parlamentari inseriranno i deputati nelle commissioni. Il mio compito è comunque anche quello di portare il valore maceratese a livello nazionale, in primo luogo lo Sferisterio e le Università.
Sicuramente si prospetta una legislatura complessa e difficile. Scenari futuri?
Non a caso è la diciassettesima legislatura. Scherzi a parte, sicuramente si vive un po’ giorno per giorno. L’obiettivo è quello di trovare punti programmatici di raccordo in particolar modo con il Movimento 5 stelle. Ci sono delle tematiche comuni, dei punti di convergenza. Protrarre una situazione di instabilità non aiuta l’Italia né a livello interno, né esterno. Internamente abbiamo bisogno di un Governo che riesca a riformare diversi aspetti, a livello esterno ci sono gli altri Paesi ed i mercati in attesa che qualcosa cambi in Italia.

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