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di Elisa des Dorides

La musica si sta riprendendo la sua libertà di esprimersi e di circolare. E lo sta facendo grazie ad etichette indipendenti che nascono e proliferano nel sottosuolo, anche il più inaspettato. Come quello del macertese. Terra tranquilla, anche troppo dicono i più. Eppure qualcosa si muove. Nel suono viaggia la perturbazione e i Tetuan portano perturbazione. Con  Brigadisco e Onlyfuckingnoise Rec, nel 2013, viene completato il progetto Qayin. Il power-trio di Macerata è composto da  Cristiano Coini (basso,tastiere), Riccardo De Luca (chitarra, flauto, percussioni) e Edoardo Grisogani (batteria, suoni elettrici). Sperimentare: questa è la direzione. A loro piace definirlo ‘dream noise’ e ‘zoo-wave’. Il distacco dal loro Ep precedente, Tela, non è molto. Il rumorismo riempie ogni condotto e gli impulsi elettrici non mancano ma in Qayin abbiamo contaminazioni di paesi lontani. Tra scalate post-rock dove gli strumenti scrosciano tutti assieme, ci sono ipnotici ed ossessivi ricami in arabeschi: un oriente che sta tutto in qualche gioco elettronico. Folgorato punk, tumefatto, che quasi rincorre se stesso. Non si sta parlando della novità come fatto in sè: la sperimentazione sonda effetti e cause, quì l’intento è rendere la massa sonora capace di  invadere e confondere, trascinare altrove. Il noise è un fiume in piena con uno nessuno centomila volti. Le onde si sono propagate, che voi siate attenti o no al mondo musicale che non ricalca le grandi orme.  La ricerca è corpo e sostanza anche per i Drama Emperor, altro gruppo marchigiano che è uscito ad inizio 2013 con Paternoster in Betrieb per la Seahorse Recordings. Italiano, inglese e tedesco: tre lingue per raccontare, anzi allucinare,  sulla piccola mediocre egocentrica realtà che ci circonda. Il post- punk  che non supera i maestri, la decadenza lacerante dipinta sulle città iperindustrializzate degli Einsturzende Neubauten è lontana. Ma non è la forma che deve essere raggiunta come perfezione, il confronto con i giganti pionieri nel passato, bensì è la sensazione che dovrebbe ricrearsi nell’ascolto. La sensazione bruciante, quella che scava nello stomaco, quella sonora sensazione che solo pochi  raggiungono. Ma poichè ciò che fertilizza  non è la critica fine a se stessa ma l’esperienza d’ascolto tradotta in parole, allora lampante si fa l’idea che comunque la sperimentazione abbraccia moltitudini disparate di linguaggi ed ognuno di questi plasma mondi bellissimi perchè ricchi di differenze. E’ una ricerca continua. La coltre del noto e del conosciuto, dei percorsi già tracciati, dei grandi palchi da accaparrarsi, appesantisce un percorso individuale che risulta autoreferenziale solo se lo si legge sempre con lo stesso codice. Cage aveva l’ambizione di abbattere il dominio della cultura musicale occidentale rendendo il suo linguaggio permeabile all’Altro aprendo i sensi al silenzio, ad esempio. Da tempo si va verso la manipolazione del suono tanto cara al manifesto L’arte dei rumori di Russolo, quello stesso che  ha iniziato a considerare il rumore come fattore da  inglobare e non da scartare come  disturbo. La musique concrete e Schaeffer hanno aperto microcosmi in evoluzione. Manipolare il suono, oltre che le parole. Spogliare il silenzio e riprodurre lo spettacolo degli echi che esso emana. Questa è una delle meravigliose tessiture che si propagano nel sottosuolo dell’altra musica.

foto di Elisa des Dorides

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