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di Gianni Lorenzetti

I quattro marchigiani finalisti di Musicultura vanno a tre cilindri. E’ quanto è emerso dalla serata di presentazione dei sedici finalisti dell’altro ieri sera al teatro Persiani di Recanati che ha avuto come ospite e padrino Francesco Baccini. Winston McNamara, Ducadombra, Roberta Giallo e, appunto, il maceratese Simone Cicconi, il cilindro meno funzionante di un motore roboante made in Marche. Cicconi ha chiuso la serata al Persiani, ultimo dei sedici, con la sua tastiera a tracolla, la maschera da gatto, ma con un poco convincente brano, Privè. La storia di incontri con l’altro sesso, in un mondo desertificato dal punto di vista femminile, con donne irrispettose e pericolose, non trova una buona costruzione testuale e inonda il pubblico di suoni chiassosi, poco originali, un po’ adolescenziali. Tutt’altro discorso per gli altri tre marchigiani in concorso, con la senigalliese Roberta Giallo che a dispetto della sua statura minuta ha smontato il teatro con il suo pianoforte. Cinque schiaffi e una carezza è il brano che ha eseguito, lo stato del cantautore odierno, della musica, o forse del precariato in genere. Ragazzi che hanno una media di cinque fallimenti per un successo, questo il senso della canzone, indipendentemente dal proprio talento. Una voce straordinaria, una presenza scenica dominante, una simpatia regolata al giusto livello. In caso di misurazione di livello di follia bisogna invece rivolgersi dell’anconetano Winston McNamara, che ha preso possesso del palco durante l’intervallo, mentre Gianmaurizio Foderaro di radio 1 rai intervistava il sindaco di Macerata Romano Carancini, quello di Recanati Francesco Fiordomo, il presidente della Provincia Antonio Pettinari. Winston McNamara accennava a qualche suono, qualche nota, voleva spazio. Indubbiamente voleva che quel palco, votato all’arte e alla musica, tornasse al suo compito primario. La gabbia è il delirante brano, geniale e dissonante, a tratti dal retrogusto un po’ CSI, che McNamara, il cui vero nome è Francesco Paolo Chielli, ha eseguito. Un vero e proprio mostro da palcoscenico, un chitarrista votato al sint, ai suoni più assurdi, alle percussioni, al concetto originale e rivoluzionario di one man band. Da un’atmosfera assurda come quella di Winston McNamara, a quella aulica, trecentesca, perfettamente medievale dell’urbinate Ducadombra. Verità e inferno è il brano che il quarto marchigiano in gara ha proposto al pubblico del Persiani. Un piccolo capolavoro, un innesto melodico, di spartiti e di arrangiamenti, di tecniche e di parole. Ducadombra, che non a caso si definisce moderno trovatore, è un musicologo, e ha trovato la sintesi perfetta per usare l’impostazione delle musiche antiche in canzoni moderne. Parole trecentesche su testi d’attualità, l’uso di liuti e chitarre elettriche nello stesso brano. Da segnalare, tra gli altri concorrenti in gara, la bravura degli Os Argonautas, viaggiatori musicale, che fanno del viaggio melodico la loro bussola. Incantevole la fantasia e la dolcezza di Cassandra Raffaele, che pur essendo una ex di X Factor ha saputo virare alla perfezione verso le passioni della canzone d’autore. Molto cinematografici sono i Flexus, che con il loro sound avvolgente hanno abbracciato il pubblico, ricordando un po’ lo stile di un’altra band recanatese che lo scorso anno è rientrata tra i vincitori del Musicultura festival, i Lettera 22. Nonostante la nebbia milanese che la circonda ogni giorno, Ilaria Pastore è riuscita perfettamente a pescare la passionalità musicale della sua terra d’origine, la Puglia, allo stesso modo di come Alfredo Marasti è stato capace di rivoluzionare il concetto di dedica, irriverente, irrequieta, e forse per questo azzeccata, che reca la sua canzone sin dal titolo, Monicelli. La noia si fa strada all’improvviso, quando Gabriele Dorme Poco snocciola il suo brano, Inchiostro simpatico, il racconto di una storia amorosa fallimentare con poche intenzioni di originalità. E’ stata un’autentica filastrocca quella di Margherita Vicario, concentrata sui dettagli della vita, quelli che potrebbero sembrare di poco conto. Un po’ troppo zuccherina forse, ma sicuramente intelligente. Il napoletano Alessio Arena invece è riuscito in un’impresa quasi impossibile, ovvero presentare una canzone molto partenopea senza gli eccessi tipici della musicalità della sua terra. Una voce davvero bella, calda, intensa, blues è stata quella di Alice Clarini, che ha dato un tocco sanguigno alla serata. Infine Mutante, un interessante progetto sperimentale che sembra spingere la musica altrove, agli estremi, sia dal punto di vista dell’arrangiamento che della struttura, nonché della voce femminile. Una serata lunga, tre ore e mezzo circa, quella al Persiani di Recanati, che si è conclusa con la performance di Francesco Baccini, amico da sempre del Musicultura festival, che ha suonato un pianoforte senza un tasto, saltato durante una delle performance della serata. Il cantautore genovese ha affondato due brani nella sua terra d’origine, cantando Genova blues che scrisse insieme a Fabrizio De Andrè, e Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, per poi fare una piccola carrellata di altre canzoni, quali Ho voglia di innamorarmi o Maschi contro femmine, scritto per l’omonimo film, per passare poi a Le donne di Modena, richiesta a gran voce dal pubblico, e chiudere con In fuga, canzone di amicizia dedicata a Marco Pantani. Insomma, serata lunga ed intensa ma, soprattutto, con qualche perla incastonata tra le pieghe di un concorso d’importanza nazionale.

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