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Botti

di Michela Pallonari

Vivere a Macerata, in una città di provincia, non è semplice ; qui spesso è difficile portare ed introdurre pensieri “rivoluzionari”. Nonostante viviamo nelle Marche, regione definita aperta ed attenta ai cambiamenti, quando si tratta di introdurre concetti di valore intellettuale la gente è molto reticente. Se poi a questo aggiungiamo che parlo di vino, diffondendo la matrice estetica dello stesso ed equiparandolo ad un’opera d’arte, allora l’impresa diventa sempre più complicata.
Tempo fa ho scelto il bar preferito, ognuno di noi ha il suo, e stanca di non avere a disposizione del vino naturale o biodinamico da chiedere, e soprattutto stanca di ordinare Campari shakerato come comanda della disperazione, abbiamo intrapreso con i titolari del Doppio 00 Lab, locale in pieno centro a Macerata, e con i loro trenta migliori clienti, i Lunedì naturali del doppio zero, con un nuovo appuntamento domani, alle ore 20.00, con l’Azienda Ca’ de Noci – Quattro Castella di Reggio Emilia.
Da qualche tempo mi pongo questa domanda: Che cos’è fare cultura? C’è qualcuno, che non sia un antropologo, che provi ancora a dare una definizione di cultura?
Parliamo di quello che per me è la cultura, o meglio, di quello che facciamo all’interno dei Lunedì naturali del Doppio zero. In questo spazio si parla di alfabeti e di sapere popolare, di paesi e paesaggi intellettuali, di come fare il vino assecondando la natura e di come si rispetta un territorio. Investire nell’educazione, nella consapevolezza del patrimonio culturale è uno, sebbene non l’unico, dei grandi percorsi per arrivare a un cambiamento. Se la cultura ritrova la sua centralità, anche il Paese può ritrovare un suo modo di ricostruirsi e di riformarsi. Lavorare con i ragazzi del locale, per preparare gli incontri con i vignaioli che verranno a parlare con noi, studiare insieme l’abbinamento del piatto per esaltare il gusto e rispettare il connubio cibo-vino, studiare l’essenza artistica ed estetica dell’uso della parola, costruire insieme i video da proiettare, la musica da mandare, non è solo un modo di dividere un lavoro, ma significa condividere il sapere, impiantare un seme nella mente dei commensali, un seme che si chiama curiosità culturale. I commensali all’inizio disorientati perchè abituati a quelle classiche degustazioni in cui nel bicchiere tutto ha un po’ il sapore di frutta, con vocaboli canonici e privi di spessore intellettuale, ora seguono con attenzione e curiosità, facendo domande sia sui metodi di lavorazione del vino che sui libri, sulla musica e quant’altro. In questa situazione di degrado etico e civile, la valorizzazione della formazione intellettuale è una strada maestra per riportare l’individuo verso un diverso senso di responsabilità e verso una reale possibilità di progresso. Non saranno certo il pareggio di bilancio e le misure economiche a farci uscire dalla crisi, anche se nell’emergenza va data loro la priorità, ma la vera crisi è sulla formazione del pensiero intellettuale che va alzato, coltivato, curato. Di fronte a cambiamenti così chiassosi noi abbiamo deciso di lavorare per salvare e mantenere la nostra identità cultural, per tenere alto il concetto di evoluzione: tanto più è vasta la conoscenza, tanto più sarà delicato il pensiero. Ascoltare un pezzo musicale, assistere alla presentazione di un libro, confrontarsi con un vignaiolo o ricordare un poeta che ci ha lasciato un patrimonio vitale, significa contribuire a formare un pensiero, un pensiero di resistenza e di crescita d’intelletto. Così se dopo che si saranno abbassate le luci e qualcuno, svegliandosi la mattina, ripenserà ad uno dei nostri incontri comprando un vino naturale, sentendo l’esigenza di visitare una vigna, acquistando un libro o un cd musicale, significherà che abbiamo centrato il nostro obiettivo: costruire insieme un pensiero etico e di civiltà. I ragazzi del Doppio 00 Lab dicono : “ abbiamo creduto in un percorso difficile e ne siamo orgogliosi”. Bisogna quindi ringraziare chi, come il Doppio 00 Lab, ha avuto la lungimiranza e il coraggio di condividere un percorso del genere, come è altrettanto giusto ringraziare i vignaioli, quali Azienda Agricola Maria Pia Castelli – Monteurano (Fermo), La Staffa di Riccardo Baldi – Staffolo (Ancona), Azienda Agricola Il Quarticello di Roberto Maestri – Montecchio (Reggio Emilia), Azienda Vitivinicola Fontorfio – Cossignano – (Ascoli Piceno), Azienda Agricola De Angelis Corvi – Controguerra (Teramo,) che ci hanno sostenuto in questo viaggio (foto di Herman Layos).