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di Manuel Caprari

E’ di pubblico dominio il fatto che la dipendenza dai farmaci di Judy Garland sia nata sul set de Il Mago di Oz. Judy aveva sedici anni, e per reggere il ritmo delle riprese sarebbe stata spinta dai produttori a ricorrere a eccitanti durante il giorno; e calmanti di notte, per riequilibrare. E’ uno di quegli aneddoti che Paolo Limiti racconta ogni volta che gli si presenta l’occasione con quel tono di chi ti sta raccontando storie accadute al tuo vicino di casa; ma se ne fa accenno anche in “End of the Rainbow”, la commedia musicale, che forse è meglio definire dramma, di Peter Quilter, che racconta gli ultimi mesi di carriera e di vita dell’attrice e cantante morta nel giugno del ’69. Ma andiamo con ordine.
Judy Garland si ritira dalle scene cinematografiche nel 1963, per continuare a esibirsi solo a teatro.
Nel 1968, col suo quinto marito Mickey Dean, è a Londra con lo spettacolo Talk of the Town. Nel giugno dell’anno successivo muore per overdose di barbiturici.
Il dramma di Peter Quilter si svolge durante le sei settimane di permanenza di Judy a Londra. Debutta al Sidney Opera House nel 2005, a Londra nel 2010, a Broadway nel 2012.
Ora dello spettacolo di Quilter è stato tratto anche un adattamento italiano, con la traduzione di Penelope Bussolino e la regia di Juan Diego Puerta Lopez, con Monica Guerritore nella parte della protagonista. Lo spettacolo ha visto il suo debutto nazionale il 12 e 13 febbraio al teatro Persiani di Recanati.
Il testo dimostra una solida scrittura all’americana, con la tipica capacità di passare con scioltezza dal comico al drammatico, e di integrare con naturalezza parti recitate e parti cantate; la sfarzosa scenografia rappresenta contemporaneamente il palco del teatro in cui si svolge Talk of the Town e la camera d’albergo; il trio di musicisti che accompagnano le canzoni appaiono e scompaiono da dietro un sipario; l’immedesimazione della Guerritore con il personaggio di Judy Garland in scena e fuori scena richiama modelli cinematografici da commedie e melodrammi anni ’50, ben coadiuvata dall’ottima performance di Andrea Nicolini nella parte del pianista Anthony; pianista che diventa il cardine di una tensione a tre che non trova via d’uscite: da una parte c’è lui, da sempre salvagente e sostegno morale di Judy, fin quasi all’autoannientazione e al masochismo; dall’altro il disinvolto e un po’ vigliacco opportunismo del giovane marito Mickey; una trappola perfetta, in cui vediamo Judy affondare implacabilmente, in un’altalena di autocommiserazione e autoesaltazione che sfocia nell’autoindulgenza e nell’immobilismo. “End of the rainbow” trasfigura la vicenda umana di Judy Garland in un simbolo della dipendenza psicologica, prima ancora che fisica, non tanto dalle droghe e dall’alcool, quanto dal successo, dalle luci della ribalta, dall’adulazione, dal narcisismo e dalle pulsioni autodistruttive che il narcisismo dissimula e nasconde.
Quello che succede con uno spettacolo che parla del mondo dello spettacolo, e si ambienta in parte nel mondo dello spettacolo, mordendo la mano che lo nutre e al contempo nutrendo la mano che lo morde, è che si viene a creare un corto circuito ermeneutico: come analizzare una teoria con gli stessi strumenti messi a punto da quella stessa teoria? Come minimo stiamo violando il principio di non contraddizione; ma tutto questo ben si cristallizza nel celeberrimo motto “the show must go on”, dove il verbo “must” con tutta la sua pregnanza costrittiva acquista un senso particolarmente inquietante. E quando alla fine dello spettacolo si abbatte, apparentemente, la quarta parete, con il regista che entra in scena e si mette a ballare insieme agli attori sulle note di Get Happy, possiamo anche pensare che lo spettacolo fosse finito prima, e che ora a ballare e cantare sia semplicemente Monica Guerritore; oppure possiamo pensare che siamo ancora dentro lo spettacolo, e che a cantare e ballare sia il fantasma di Judy Garland, che abbiamo visto morire cinque minuti prima e che ora, con un sorriso smagliante, ci incita a essere felici, a stare allegri. The show MUST go on.
(nella foto: Monica Guerritore nei panni di Judy Garland)