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di Elisa des Dorides

I maceratesi Aedi tornano col loro nuovo disco in uscita l’11 Febbraio 2013. Attivi dal 2007, hanno alle loro spalle già tre lavori, oltre al fatto che possono dire di aver aperto concerti di gruppi come i One Dimensional Man, gli Zu, i Quintorigo, e ancora Beatrice Antolini, Moltheni. Le colline marchigiane sono culla di piccoli prodigi musicali, talvolta, come in questo caso. Dal taglio fortemente sperimentale e dalle dissonanze mai invadenti, Ha Ta Ka Pa vanta la presenza di Alexander Hacke degli Einsturzende Neubauten come produttore. Gli Aedi sono in cinque: Celeste Carboni (voce, tastiere, clarinetto, organetto), Paolo Ticà (chitarra, sinth, timpano), Jones Piu (basso), Claudio Innamorati (chitarra, glokenspiel) e Daniele Gatto (batteria). E questo è un disco in perfetto equilibrio tra la liricità delle vocalità cristalline e la ruvidezza degli strumenti che le accompagnano. Animale è il primo brano immerso in sonorità garage dove chitarre compulsive tracciano spigoli che poi la voce di Celeste scioglie in linee flessuose. Ritmo tribale ed ossessivo presagisce qualcosa che prende forma, avanza e poi esplode in un tripudio di strumenti che seguono i giochi del sali e scendi del canto. Imperiosi gli echi di musica del nord Europa, che come aurore boreali attraversano Idea. Punkeggiante e sfumata da ampli momenti di melodia orecchiabile ma che non rendono scontato l’andamento del pezzo: euforia ritmata e straripante in Fohn. Di altro sapore è la sussurrata Nero dagli arpeggi crepuscolari. Un piano malinconico a corredo di titoli di coda che svelano paesaggi, e forse volti, di un film in cui le immagini scorrono in fretta, come in questo disco. Tomasz: la voce di Celeste racchiude tutta la bellezza della delicatezza. E poi subentrano cori, la batteria incalza, la chitarra pennella e scava solchi. Con Prayer of wind ci assalgono spazi di saltellante serenità attraversati dai riverberi di canto glaciale, note alte raggiunte, in un crescendo di spiritualità silenziosa e fragori psichedelici. Fino a che ogni cosa si placa. L’ultimo brano, The sound of death, ha la misura di una lunga preghiera solo voce e raggi di chitarra, dolci e ferini. Poesia che invade stanze con scie di eco pieno ed illuminante. Ovunque siate, in spazi immensi o tra pareti claustrofobiche, riascoltate questo lavoro fino a trovarne il profilo gentile, divertente ed unico.

(nella foto Ha Ta Ka Pa, Aedi)

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