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di Nicoletta Corneli

Il lettore smanioso potrebbe trovare un certo conforto nel supportare l’intervista che di seguito vorrà gustare, con una veloce sbirciata nell’intimo mondo di Silenziosa-Mente, una “non realtà” più realistica che mai, che attraverso una serie di piani sequenza e long-take, ci accompagna ad esplorare un “anti-Wonderland” moderno e decisamente raffinato nel suo tratto grafico sincero e minimale.
Esortare quindi il gesto, che ha coniato il verbo più popolare del nuovo millennio, “cliccare”, non è che l’inizio di un viaggio in un pragmatico ma surreale sogno.
http://creative.arte.tv/fr/space/Court-Circuit_Labo/message/18615/Alessia_Travaglini___Silenziosa-Mente___2011/
Dopo aver visionato il cortometraggio, mi avvicino con fare discreto alla protagonista per rivolgerle qualche domanda.
La “ragazza dai capelli rossi”, sembra una moderna Alice di Carroll, si presenta con educazione e si sistema su di una sedia al lato della stanza.
D: Nel mondo di Silenziosa-Mente cosa ti induce ad intraprendere il viaggio nella comunicazione? Il tuo Bianconiglio è seduto immobile su di una panchina e a differenza della protagonista del racconto di Carroll non ti sfugge da sotto il naso.
R: Il mio è un viaggio che inizia quasi per caso. Infatti io non scelgo di entrare, ma vengo tirata dentro e forse nel disegno del mio Bianconiglio era previsto che sarei entrata, mio malgrado, dentro Silenziosa-Mente e pertanto, all’interno di certe dinamiche, che caratterizzano la comunicazione oggi. Siamo tartassati dal caos di parole e parolai che spesso ci fluttuano intorno opprimendoci e impedendoci di ragionare con la nostra testa. Non inseguo nessuno ma sono risucchiata nel mio “anti-Wonderland” e la mia vera libertà ad un certo punto diventa il pensiero.
D: La parola quindi come nemica o amica?
R: La parola è uno strumento e dipende da come viene pensata e usata. Io sento di rappresentare una parte di quella generazione di giovani che soffre nel veder schiacciare i propri diritti e per non essere ascoltata. L’uomo a volte non comunica ma circuisce o aggredisce attraverso l’uso dei media, nei talk–show di tutti i giorni, fascia protetta o non, dove la classe dirigente si fronteggia urlando e lanciandosi strali di parole senza senso e senza scopo, se non quello di impedirci di comprendere quali sono i veri problemi e quindi di agire per trovare vere soluzioni.
D: Che rapporto hai con la tecnologia?
R: La rete la vedo come infinite possibilità, come un profluvio di canali pronti ad essere vissuti come spazi di aggregazione ma anche di ribellione, trovo interessante la funzione politico sociale che i social network hanno rappresentato in questi ultimi anni; pertanto vedo Internet come una sorta di “Alma Mater” pronta ad offrirci in senso più ampio il concetto di democraticità di espressione.
Dopo questa risposta, è inevitabile che la mente scorra alla Primavera araba, agli Indignados, al movimento Occupy e sorrido con gioia nell’apprendere che il mondo di Silenziosa-Mente non è solo oppressione e caos comunicativo, ma apertura e voglia di costruire realtà alternative.
D: Un’ultima domanda. La tua genitrice, Alessia Travaglini, è una ragazza open-minded e allo stesso tempo schiva e discreta. Puoi dirci qualcosa di lei?
R: Alessia nasce a Recanati e forse questa terra un po’ poetica e un po’ incline alla riflessione credo che le scorra ancora nelle vene, nonostante la sua vita artistica la porti prima a studiare all’ISIA ad Urbino, poi a girare il mondo e a trascorrere lunghi mesi nella sua terra d’adozione che è Rimini. Quando ha creato e pensato Silenziosa-Mente e mi ha costretto a prendere coscienza di questo mondo diviso tra incubo e sogno, mi ha dato una grande opportunità per raccogliere in pochi minuti di viaggio, le paure, angosce e speranze dei giovani di oggi ma anche di tutta quella generazione che rappresenta il futuro. Il cortometraggio è stato un grande successo, infatti ha vinto nel 2011 il primo premio allo SCRTCH! International Animation Film Festival e da lì numerosi riconoscimenti da parte della giuria e della critica nazionale ed internazionale di altrettanti festival cinematografici. Ammetto di aver realizzato solo gradualmente l’importanza della forma di comunicazione scelta dalla mia genitrice, poiché il cortometraggio di animazione per quanto appartenga ad un genere di nicchia, riesce nella sua immediatezza e nella sua relativa compressione temporale, a lasciare una traccia emotiva nello spettatore. Non distrae dal messaggio chiave, ipnotizza quel tanto che basta a non spegnere il cervello ma ad attivare dei recettori ulteriori.
Come spettatrice ed intervistatrice non posso che trovarmi d’accordo con la “ragazza dai capelli rossi” che con quel suo fare “a modino” mi ricorda che forse è giusto non abusare di tempo e parole per non spegnere l’attenzione del lettore.