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noosfera_titanic

di Manuel Caprari

Post Scriptum: Prima dello spettacolo m’intrattengo in una piacevole conversazione con Fabrizio Baleani, codirettore artistico, insieme a Matteo Ripari, della rassegna: mi presenta il progetto come un insieme di micro-rassegne a tema, a creare un cartellone alternativo che racconti l’uomo contemporaneo; lo scopo è quello di sottrarsi, attraverso il linguaggio teatrale, dall’ossessione per il visivo, rendendo il pubblico partecipe di un’espressione estetica, nel senso etimologico del termine, e non semplice succube di un atto comunicativo: il pubblico inteso come parte integrante del processo teatrale, come elemento drammaturgico.

Alla fine dello spettacolo siamo scesi dal palco. Noi del pubblico, intendo. Eravamo seduti dietro le quinte, disposti su file di sedie a scalare. L’attore era in basso, sul palco. Il sale che alla fine era sparso in ogni dove all’inizio dello spettacolo era ammucchiato davanti a una sedia rossa. Vuota. L’attore era steso in terra. I pezzi di legno sparsi per il palco sono i resti della sedia, fatta a pezzi dall’attore. Tra l’attore e il pubblico, una rete. Alle spalle dell’attore il sipario chiuso. Che di tanto in tanto si apriva sulla sala vuota, illuminata da una luce rossastra. Vuota, tranne per un’inquietante figura mascherata appoggiata al palchetto centrale.
L’attore; la voce dell’attore; il corpo dell’attore; il gesto, ripetuto ossessivamente, le frasi, ripetute compulsivamente, la frammentazione del senso, del segno, del significato, del significante; la frammentazione come strumento per aggredire la superficie di una facile retorica della comunicazione che ci pervade, ci invade e ci appiattisce in una coazione a ripetere e ci congela nel nostro ruolo di spettatori che non percepiscono più se stessi come spettatori, ma che esigono, pretendono, s’aspettano di essere intrattenuti. Quando in realtà lo spettatore ha un ruolo, ha una funzione, ha un fardello, ha una responsabilità.
Alla fine si applaude, perché la messinscena è suggestiva, perché l’attore è bravo, ma è un applauso che non risuona di quella soddisfazione di chi ha visto, capito, apprezzato, digerito, ed è pronto per la nanna. Resta sospeso il dubbio: che cosa stiamo applaudendo? In nome di cosa stiamo applaudendo? Cosa abbiamo visto? Dove eravamo? Eravamo in quella sala vuota dove avremmo dovuto essere? Eravamo dietro le quinte, dove non avremmo dovuto essere? Eravamo sul palco insieme all’attore? L’atto di assistere è una presa di distanza o un desiderio di partecipare?
Rompete le righe. Rompete le righe. Rompete le righe.

L’attore è Roberto Latini, di Fortebraccio Teatro.
Lo spettacolo si chiama Noosfera Titanic.
La rassegna che l’ha ospitato è No Man’s Island.
L’associazione che organizza la rassegna è Nessunteatro.
Teatro Lauro Rossi.
Venerdi 6 febbraio 2013.
Ore 21.00
Prima regionale

(nella foto: Roberto Latini in Noosfera Titanic.)