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di Gianni Lorenzetti

Le note de Il chitarrista di Ivan Graziani, sigla del festival, domenica hanno accompagnato lo spegnersi delle luci sul palco delle audizioni live di Musicultura. In attesa che si riaccendano per illuminare i sedici finalisti che la giuria sceglierà, sul teatro della società filarmonico drammatica di Macerata è calato il silenzio dopo tre fine settimana di note, accordi, parole e voci. Una sorpresa ha anticipato il calar del sipario, la voce calda e profonda, unica di Edoardo De Angelis, cantautore romano d’eccellenza, di quei tempi andati che solo un artista del suo calibro può rievocare. Così la platea è stata inondata dalla sua voce, dal suo chiacchierare e raccontare, dalle note della splendida Lella, dall’omaggio che ha fatto al direttore artistico del festival Piero Cesanelli dedicandogli Mia madre parla a raffica. Non solo, De Angelis ha anche omaggiato Lucio Dalla, ed ha ricordato che fu ospite alla prima edizione di Musicultura con Sergio Endrigo. La chiusura azzeccata per le audizioni, la sorpresa, ormai attesa, che il festival è solito fare. Oltre all’ospite inaspettato però c’è stato, venerdì, anche quello annunciato, il napoletano Giovanni Block, il nuovo menestrello che vinse l’edizione 2009 di Musicultura, che ormai va per la sua strada, che ha ritmato e scaldato la platea della filarmonica. Se a gran voce gli è stata chiesta dal pubblico Il paese del vinello, Block non ha evitato di suonare anche L’aquilone, brano che lo portò in trionfo allo sferisterio. Incastrate tra gli ospiti ci sono soprattutto le nuove leve, i cantautori di domani, i quarantacinque concorrenti, anzi quarantaquattro considerato che l’ultimo giorno, per questioni personali, si è ritirato Stefano Scandaletti. Quindici per week end, quattordici nell’ultimo, e solo sedici che diventeranno finalisti. Venerdì a rompere il ghiaccio ci hanno pensato gli Avast, in un mix di musica e teatralità, decisamente espressivi, ironici, sicuramente gustosi all’assaggio, intrisi di folk. Il secondo a salire sul palco è stato Ducadombra, uno dei quattro marchigiani in gara, musicologo, studioso della musica trecentesca, che ha sapientemente miscelato il medioevo con la contemporaneità, che ha dosato magistralmente i liuti e la chitarra elettrica, a volte suonati quasi insieme nello stesso brano, accompagnando il tutto con una voce pulita, perfetta, trecentesca su temi di assoluta attualità. Una sperimentazione riuscita quella di Ducadombra, a tal punto che la giuria gli ha assegnato il premio Un certain regard per la migliore interpretazione della serata. La band modenese La Metralli ha ricreato un’atmosfera bella, con testi profondi, una frontgirl dalla voce affascinante e somigliante un po’, fisicamente, a Gianna Nannini e Jodie Foster. Molto blues, un po’ jazz, è stata la performance di Alice Clarini, voce tagliata su misura del genere musicale da lei proposto, a tratti acuta e pulita, a tratti rugginosa. L’ultimo concorrente di venerdì è stato l’anconetano Winston McNamara, one man show per eccellenza, probabilmente l’unico capace di un vero stile innovativo nella rosa dei concorrenti. Capelli lunghi e barba folta, istrionico e divertente, originale e ironico, tendente al grottesco. Da solo ha cantato, suonato la chitarra, gestito i sint, arricchito la musica di suoni elettronici, voci multiple, cinguettio di uccelli in una performance dai significati politici e sociali. Sabato la serata è stata aperta da un set completamente acustico, due chitarre ed una voce, quella di Emilio Stella, che scrive del quotidiano, dell’ordinario, delle fatiche e dell’ingiustizia che attanaglia chiunque, parlando di case popolari, da dove proviene, e di cantieri edili, dove ogni tanto ha lavorato insieme al padre. Canzoni classiche, piacevoli ma poco originali. A seguirlo è stato Roberto Giordi, molto accademico, preciso, impostato, ma poco coinvolgente. Giordi sembra lo scolaro che fa i compiti in maniera ineccepibile, ma senza fantasia,senza passione, praticamente bello senz’anima. La musica sperimentale del duo Mutante ha creato un’atmosfera fatta di sonorità accattivanti, una tavolozza di colori sonori che hanno preso direzioni diverse, disparate, alla ricerca di nuovi orizzonti della canzone d’autore. Dall’innovazione al classico pop il passo è decisamente breve, basta aspettare l’artista successivo, Massimo Moi, che nella casa del cantautorato sembra il classico cavolo a merenda, richiamando troppo, tristemente, un già poco digeribile Tiziano Ferro. Serena Finatti ha chiuso la serata ridando un po’ di speranza al futuro, con una voce superba, bellissima, grazie alla quale ha infilato in valigia il premio Un certain regard.  Domenica pomeriggio la voce di Kalika ha travolto il pubblico, è schizzata con estrema dolcezza tra le poltrone della platea, sublimando l’anima del pubblico, inseminando il cuore degli astanti di emozioni. Poi il già noto Ariano Iurissevich, artista sempre piacevole da ascoltare, già finalista lo scorso anno, che ha riportato il festival in una dimensione cantautorale classica, fatta di narrazioni, sogni, descrizioni ed amori impossibili. Il penultimo concorrente delle audizioni è stato Domenico Protino, con il suo rock italiano appassito, conosciuto, stanco, sempre uguale, scontato. Il premio Un certain regarde di domenica l’ha vinto Ilaria Pastore, grintosa, blues, energica, sensuale, con il piglio vocale di Giorgia, con una voce intrigante e passionale. Musicultura è un festival ben oleato, una macchina in continuo movimento. Chiusa la fase delle audizioni non resta che aspettare il verdetto della giuria che selezionerà i sedici finalisti, che a loro volta se la dovranno vedere con gli ascoltatori di radio 1 rai e con il comitato artistico di garanzia. Infine rimarranno solo otto vincitori, l’arena sferisterio e tre serate conclusive che condurranno ad un vincitore assoluto.

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