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rebis

di Arianna Guzzini

Linguaggio o linguaggi del contemporaneo, linguaggi, appunto, perché uno solo non basta, poiché la riflessione sul nostro tempo, sui mutamenti della concezione dell’uomo ha bisogno di ravvivare la coscienza del singolo attraverso più stimoli possibili. La nuova stagione del Teatro Rebis di Villa Potenza sembra muoversi verso la sperimentazione di una concreta empatia, proponendo un percorso che, sì, comincia a muovere i suoi passi dagli studi, dalle proposte dei singoli artisti, ma che vuole ogni volta concludersi con un pieno coinvolgimento del suo pubblico, riducendolo ogni volta a divenire parte attiva e pensante dello spettacolo e della riflessione proposta, attraverso l’utilizzo di uno spazio, di un teatro, che diviene luogo sociale, poiché reso corale. Nonostante alcune date del calendario siano ancora da definire (ma a breve uscirà il programma definitivo), i nomi ci sono già tutti, molti dei quali sono di personaggi di primissimo piano all’interno dell’ambito artistico internazionale. Si parte il 15 febbraio con il monologo del collettivo artistico trentino Macelleria Ettore intitolato Alice delle Meraviglie, una rielaborazione della famosa opera di L.Carroll in cui tutte le voci dei personaggi si fonderanno nell’unica voce della protagonista sul palco. Il 23 febbraio il primo dei tre studi (gli altri due saranno presentati il 30 marzo ed il 27 aprile) della trilogia De-Structura svolti dalla ballerina di danza contemporanea Lara Carelli, che tenterà di ridefinire lo spazio del teatro decostruendo i canonici rapporti artista-spazio ed artista-spazio-pubblico, riedificandone dunque una prospettiva del tutto nuova e differente. Nel pomeriggio del 3 marzo, in collaborazione con Nessun Teatro per la rassegna No Man’s Island, avverrà l’incontro con Cristian Ceresoli, che ci parlerà del suo spettacolo La Merda, vincitore del Fringe Festival di Edimburgo e ormai assiduo collezionista di sold-out nei teatri che ne hanno ospitato la tournè. Il mese di aprile vedrà una programmazione di iniziative molto intensa, che nascono a partire dalla proposta di Claudio Morganti di portare al Rebis un altro Raduno di Artisti di Scena, dopo le esperienze già avvenute a Castiglioncello, Prato e Napoli. La questione sollevata da Morganti è quella della necessità da parte di un attore di raggiungere una conoscenza quanto più ampia ed universale possibile, di essere anche un intellettuale insomma, di riuscire a calibrare quella che è la smisurata sensibilità ed istintualità di un artista assieme ad un metro che riesca ad essere anche razionale e cosciente. Da queste premesse il 14 aprile si terrà il Raduno, una discussione fra artisti espressamente pubblica, che prevede anche interventi esterni, incentrata questa volta sul tema della figura in senso trasversale (dalla filosofa al marionettista, dalla ricercatrice vocale all’illustratore e al fotografo), scelto da Andrea Fazzini del Rebis. È questo il fulcro da cui si diramano le altre iniziative lungo tutto il periodo che va dal 6 al 20 aprile a cominciare da diversi progetti dell’Accademia delle Belle Arti e da due laboratori che prenderanno avvio proprio da questo incontro e che riguarderanno uno la drammaturgia teatrale e l’altro l’illustrazione. Il 6 aprile l’attesissimo spettacolo dell’argentino Cesar Brie Il Vecchio Principe, una produzione sul Piccolo Principe, il quale si presenta a noi ormai vecchio sul letto di un reparto di geriatria.  Il 9 ed il 10 vedremo le nuove insinuazioni negli spazi pubblici dei ragazzi della Scuola di Visioni del Contemporaneo che lavoreranno sulla creazione di una personale concezione di poetica, spostandoci per questa volta al Lauro Rossi di Macerata e a Fabriano , concludendo poi il mese di aprile con lo spettacolo del grande percussionista Francesco Savoretti il giorno 20.  Dal 29 aprile al 4 maggio sarà in residenza al Rebis una talentuosa, giovanissima e promettente artista, Francesca Zenobi, che si dedicherà ad uno studio che prende avvio  dal suo  precedente Progetto Penelope, con cui ha già partecipato a GAME. Infine la stagione si concluderà a giugno con la rappresentazione de Il Monaco di Alessandro Seri.                                                                                 Dunque basterebbe soltanto questa programmazione per convincersi di come il Teatro Rebis sia effettivamente un nodo importante e direi essenziale per lo sfondo culturale del maceratese, eppure il teatro di Villa potenza dall’anno prossimo non solo rischia la chiusura definitiva, ma addirittura si prospetta la sua radicale trasformazione in una sala bingo o in un centro estetico per mancanza di fondi da parte degli artisti che da sempre si sono battuti e hanno cercato di mantenere a proprie spese questo plesso, con l’unica eccezione del sostegno di Adam Accademia. Certamente la produzione della compagnia continuerebbe. Non sarebbe la prima volta che utilizzano ulteriori spazi per l’allestimento di spettacoli propri, i quali fra l’altro vengono presentati in tutt’Italia, come Io Non So Cominciare, sulla figura di Danilo Dolci, selezionato al Festival della Galleria di Toledo a Napoli. La compagnia quindi persisterebbe in ogni caso, ma ciò che si perderebbe non sarebbe un luogo riservato unicamente agli artisti del Rebis, si perderebbe uno spazio pubblico in cui confluiscono realtà differenti come i numerosi corsi che vi sono allestiti durante tutto l’anno (recitazione, drammaturgia teatrale, ma anche percussioni, yoga, ecc…), i quali fra l’altro mantengono sempre prezzi accessibili ed un’altissima qualità dell’insegnamento. Si priverebbero giovani artisti della possibilità di poter portare avanti le proprie sperimentazioni, attraverso una residenza a costo zero. Si perderebbe un polo di riflessione e di confronto sulla questione contemporaneo, che attrae artisti ed intellettuali internazionali, i quali, come nella programmazione di quest’anno, non sono stati invitati a far parte della stagione del Rebis, ma hanno chiesto di essere invitati. Si resterebbe ancora una volta ciechi, poiché se –l’arte vera fornisce sempre un quadro d’insieme, totale, della vita umana, rappresentandola nel suo movimento, nel suo evolversi e nel suo dispiegarsi- (Lukàcs), essa si configura come effettivo sintomo della situazione sociale ed è sempre dai sintomi che si può iniziare a curare.