Tag

, , , , , , , , ,

guitar

di Simone Palucci

Dopo essere stato nel cuore dell’Africa, aver toccato con mano Dakar, dopo aver accompagnato al debutto Edoardo Bennato e Francesco De Gregori, aver inciso colonne sonore per due film di Gabriele Salvatores quali Marrakech express e Turnè, dopo aver suonato in tutto il mondo, essere stato recensito dalle principali riviste statunitensi di blues, il romano Roberto Ciotti è approdato ieri alle audizioni live di Musicultura, Macerata, Italy. Il principale chitarrista blues italiano non nasconde il suo amore per l’Africa e si dice “pronto a tornarci, anche perché l’Africa e il blues sono molto simili, veri, diretti, sofferenti e pieni di vita. Sono stato a Dakar recentemente a suonare, e la vitalità che esprime quel continente è unica. C’è vigore ed umanità, passione e coinvolgimento, per questo l’Africa è uguale al blues, perché soddisfa a pieno l’istinto. E l’istinto è la cosa più preziosa, perché con l’istinto sono andato avanti fino ad oggi, ho scritto e suonato musica, non copio, ma invento proprio istintivamente”. Equilibrio precario è il suo quindicesimo album, in uscita il prossimo febbraio. Perché Equilibrio Precario? “E’ uno sfogo personale, perché è sicuramente la mia condizione, come mi sento in continuazione, quell’ equilibrio precario di una vita intera, ma direi che è una cosa molto contingente, ce l’abbiamo tutti addosso, sicuramente riguarda anche la nostra società attuale. Se poi parliamo di musica, da noi manca una programmazione seria, qualcosa di appassionante, la musica leggera che fanno è un’altra cosa, anche se c’è da dire che in passato non è stato così”. Musicultura? “Da quello che so è un festival importante, anche perché oggi viene data troppa importanza al look e all’immagine e l’Italia sta affondando, ma Musicultura è diversa, al centro c’è la musica, la canzone”. Da De Gregori, con Alice non lo sa, e Bennato, con Il burattino senza fili e non solo, al blues mediterraneo. Come ci è arrivato? “Sempre grazie all’istinto a 15 anni ho iniziato a suonare la chitarra, ho collaborato con quelli che sono degli amici d’infanzia, come Francesco ed Edoardo, poi però mi sono dedicato maggiormente al blues, la mia passione, al mio modo di intendere le canzoni, al dare più importanza, almeno dal mio punto di vista, alla musica piuttosto che alle parole. E’ vero che all’inizio ho assimilato ciò che non avevamo come cultura musicale, il linguaggio del blues per quello che è, come veniva da oltreoceano, come ce l’hanno propinato gli americani, però poi il mio solito istinto l’ha intrecciato alle musiche mediterranee, alle mie origini, al mio essere, è emersa la mia personalità, il mio modo di fare musica. Non sono succube di una cultura, faccio il mio blues. La cosa bella del blues è proprio la possibilità di far emergere il carattere, la personalità. Faccio ciò che mi viene d’impulso e a quel punto anche quelli che normalmente consideriamo difetti possono diventare, come musica, delle qualità”. Insomma, un giro di blues, la passione di una chitarra, la travolgente atmosfera di un’artista che non ha nulla da farsi perdonare e tutto, molto, da raccontare grazie alle atmosfere uniche e variegate di un blues mediterraneo.

Annunci