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di Simone Palucci

Da Sisma a sismografo il passo è lungo, faticoso, ma l’obiettivo è raggiunto. Il centro sociale maceratese è da considerare un sismografo in quanto dalle sue parti si registrano sempre più spesso fatti culturali, si intinge sempre di più il pennino di china sugli umori della città, sulle sfaccettature sociali, musicali, artistiche e produttive di un territorio. Non è il vino dell’enologo, il libro del quarantenne Corrado Dottori che sarà presentato domani al Sisma con tanto di cena a base di prodotti locali alle ore 20, è l’ultimo degli interessanti appuntamenti che il centro sociale maceratese propone nei suoi spazi. La cena sarà ovviamente accompagnata dal verdicchio della cantina La distesa, di Dottori a Cupramontana, e il non enologo è proprio lui, un ex banchiere a Milano che una quindicina di anni fa ha avuto il bisogno della terra più che dello spread. Un libro tra il personale e il politico, una carriera che non aveva nulla degli istinti naturali dell’uomo e la passione per le cose autentiche. Non è il vino dell’enologo è un percorso di vita, una critica alla società attuale, un libro intimo e politico al contempo. Dottori abbandonò la città da bere per bere e far bere più sano, nel 2000, tornando come il figliol prodigo nella natale Cupramontana dove aveva i terreni di famiglia. Il libro si struttura in due parti, una che racconta le tecniche enologiche, il modo di far vino sano, non in provetta, una vera e propria critica all’enologia moderna, mentre la seconda più intima, personale, che descrive il suo rapporto con il padre dal quale ha ereditato i vigneti. “All’inizio, da novellino, mi sono appoggiato ad un enologo”, dice Corrado Dottori, “però poi mi sono distaccato da quello che fanno gli enologi al giorno d’oggi, ho deciso che il vino doveva essere fatto secondo le nostre tradizioni. Per star bene è necessario tornare indietro”. Già, il vino infatti, al giorno d’oggi, viene deciso a tavolino, per strutturarlo si fa alchimia, si cerca di dosarlo del giusto equilibrio di sostanze chimiche affinché esca perfetto, giusto sapore, giusto colore. Non è un caso infatti se il sottotitolo del libro è Lessico di un vignaiolo che dissente. In epoca di internet si torna al tino, alla necessità del legno e non dei chip, al bere sano e buono, non perfetto. Quello di Corrado Dottori assomiglia un po’ al no tav dell’enologia, la voglia di rallentare in un mondo che ha la frenesia nel suo statuto. Un modo intelligente, quello del non enologo, di dire provocatoriamente che le leggi dell’uomo sono cosa diversa da quelle che si è dato l’uomo per soddisfare bisogni non naturali. Insomma, se la borsa crolla, la terra è una certezza, è la necessità basilare che fa girare proprio il mondo nella sua semplicità e autenticità. “Indubbiamente”, aggiunge Dottori, “la terra è la possibilità di un futuro differente”. Per info 3338553817 info@csasisma.org (nella foto cantine Serego Alighieri).

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