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di Marco Di Pasquale

Quando con l’amico direttore ci siamo sentiti al telefono per pensare insieme ad un articolo per “L’Adamo”, parlando con lui mi sono reso conto che fosse giunto il momento giusto per scrivere una breve cronistoria di un’esperienza che ha imbastito la gran parte della mia attività culturale degli ultimi anni. Ma prima sarà bene fare un piccolo prologo.

Alcuni anni fa (tenerne il conto preciso mi sembra eccessivamente puntiglioso) per varie concatenazioni di eventi, mi ritrovai a leggere un libro che resta tuttora fondamentale nella mia formazione, che è I figli della mezzanotte di Salman Rushdie. Per chi non lo conoscesse, vi si narra la storia surreale e tragicomica di Saleem Sinai, ex bambino prodigio dotato di straordinarie potenzialità olfattive che si ritroverà coinvolto, direttamente o indirettamente, nei diversi conflitti che deflagrarono nel subcontinente indiano tra la dichiarazione di indipendenza, nel 1947, e gli ultimi giorni della sua vita (il romanzo è stato scritto nel 1981). In questo vagabondaggio storico e geografico Saleem ci descrive una storia fatta di strappi e lacerazioni, ma anche di insospettabili relazioni e commistioni tra uomini appartenenti a culture profondamente diverse ma che a volte scoprono di far tutti parte dello stesso genere umano.

Per qualche mese la lettura di questo romanzo, variopinto, esplosivo, schiacciante, labirintico, babilonico, entusiasmante, mi macinò nello stomaco fino a persuadermi che per me, da sempre grande lettore di letterature “altre” piuttosto che di quella patria, era importante ragionare ed indagare sul rapporto tra culture diverse, avversarie o semplicemente contigue, i loro rapporti più o meno aggressivi, e le conseguenze della loro sovrapposizione più o meno voluta, più o meno pacifica.

Da allora il mio lavoro culturale e professionale si è mosso in questa direzione di riflessione sulle tematiche multiculturali per intraprendere un percorso che dal mero accostamento porti ad una vera coesistenza integrata e reciprocamente rispettosa, ad un risultato insomma genuinamente interculturale.

La tappa di partenza di questo viaggio fu il duplice laboratorio di lettura “Un ponte di parole”, che si svolse a Macerata e a Tolentino, due realtà della nostra provincia in cui il rapporto tra diverse comunità non sempre è vissuto con serenità, anzi, è motivo di dissidi tra gli italiani di nascita e quelli di adozione. Per questo, attraverso la lettura di libri (“Il ponte sulla Drina” di Ivo Andric; “Neve” di Orhan Pamuk; “Lettere contro la guerra” di Tiziano Terzani, giusto per citare alcuni titoli salienti) che parlassero di riconoscersi gli uni gli altri, i residenti ed i migranti, della dignità di avere una cultura che si conservi tale nonostante la coabitazione in un territorio comune, con i lettori che assiduamente hanno frequentato i nostri incontri si è potuto sviluppare un dibattito in cui, tra discussioni accese e contrastanti, si ottenesse di ripensare il proprio rapporto di vicinato (fisico e ideale) con l’altro (o l’Altro da sé).

In special modo a Tolentino, grazie alla collaborazione stretta, umanamente e intellettualmente ricca, con l’allora direttrice della Biblioteca Comunale Ombretta Cosatti, aver visto che l’argomento scatenava dinamiche profonde nei partecipanti ci portò anche ad osare di più, creando una serie di incontri con figure importanti della letteratura meticcia italiana, come la poetessa cilena Gladys Basagoitia e la performer brasiliana Rosana Crispim da Costa. Gli appuntamenti furono, com’era prevedibile, disertati dal grande pubblico cittadino ma alcuni spettatori rimasero affascinati da questa esperienza singolare di persone straniere che non venivano in Italia come semplice forza lavoro, bensì per portare il loro bagaglio culturale e donarlo alla nuova nazione, tanto che ci sembrò interessante fare un esperimento.

Il culmine fu raggiunto nella notte del solstizio d’estate del 2008, in una festa che coinvolgeva tutta Tolentino, occupammo la piazza San Nicola con un recital che portava sul palco non solo attori che recitarono testi in italiano dei poeti rappresentativi delle nazionalità che vivevano in città, ma anche gli stessi migranti, operai, commercianti, pizzaioli, badanti, che orgogliosamente offrirono alla loro nuova comunità d’adozione gli stessi testi ma nella loro lingua madre.

L’entusiasmo per il risultato positivo dello spettacolo (circa duecento tolentinati ascoltarono partecipi queste letture) stimolò me e laspeaker radiofonica Paola Pela a lanciare una nuova sfida: portare la multicultura in radio, in pieno pomeriggio, in un magazine fondamentalmente generalista. Nacque così nel 2009, a fianco della rubrica sull’ecologia e lo sviluppo sostenibile, “Perigeo – il giro del mondo in radio”, che per dieci minuti al giorno faceva conoscere agli ascoltatori modi singolari, curiosi e divertenti di integrare e ibridare le diverse culture, passando dalla Barbie di pelle nera ai 99ers, i supereroi dei comics islamici, dall’Orchestra di Piazza Vittorio al doposcuola aperto a stranieri ed italiani nel centro di aggregazione multiculturale di Macerata (ne troverete qualche traccia a questo link: http://marcodipasquale.wordpress.com/category/perigeo/). Questo ennesimo progetto riscosse successo ed apprezzamento per tutto il suo anno di vita, gettando, si spera, un seme anche in coloro che probabilmente fino ad allora non si erano mai posti il problema di confrontarsi con il vicino di casa, dal nome indecifrabile e magari con la pelle proprio tanto diversa dalla propria.

“Un ponte di parole”, proprio nel suo spirito intrinsecamente migrante, non resta a Tolentino ma anch’esso s’incammina e giunge nel2011 a Montegranaro, altra realtà complessa, dove la forte immigrazione ha creato situazioni di stretta prossimità tra italiani e migranti ed ha suscitato questioni di integrazione, sia per le prime che per le seconde generazioni, nate nella cittadina fermana. Qui, sempre grazie all’aiuto prezioso del Direttore della Biblioteca Comunale Enzo Conti, con le consuete molte difficoltà nel far comprendere alle amministrazioni pubbliche la necessità stringente di affrontare determinate tematiche con la cittadinanza, si sono incontrate nuove persone e nuove storie personali e collettive. Sebbene l’esperimento sia ancora fresco ed in atto, credo di poter affermare che tra tutti i lettori che prendono parte alle serate in biblioteca abbia preso forma una volontà forte di ritrovarsi per confrontarsi, di discutere insieme anche partendo da posizioni divergenti.

In queste occasioni sembra proprio concreta la possibilità di gettare un ponte verso l’altro e proseguire un cammino, con la speranza che ci porti sull’altra sponda di quel fiume che spesso è solo nella nostra immaginazione.