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di Elisa des Dorides

Il Festival di Musicultura è giunto alla sua XXIV edizione. Vent’anni e più di musica popolare e d’autore, di ricerca di creatività ed originalità, un festival che permette ad artisti emergenti di farsi conoscere dal palco dello Sferisterio di Macerata. Quest’anno a Musicultura parteciperanno due cantanti marchigiani Winston McNamara (Francesco Paolo Chieli) di Ancona e Simone Cicconi di Macerata. Proprio quest’ultimo incontriamo ed intervistiamo oggi, una settimana prima delle audizioni che si terranno a partire da venerdì 18 gennaio al Teatro della Società Filarmonico Drammatica alle ore 21. Inoltre, annunciamo con piacere che alle audizioni saranno ospiti Paola Turci, Roberto Ciotti e Giovanni Block, ovvero uno dei vincitori delle  edizioni precedenti.

Parlaci della tua passione per la musica, quando e come nasce…
Non credo ci sia un momento preciso nella mia vita in cui si possa identificare la nascita di una passione musicale. Il primo ricordo che ho di una qualsiasi attività musicale è di me molto piccolo (4 o 5 anni al massimo) che fissavo la lavatrice in funzione, immaginandomi canzoni lunghe come un ciclo di lavaggio, di un genere che poteva somigliare al rock progressive. Chi mi guardava dall’esterno non poteva certo immaginare il variopinto mondo di suoni che mi stavo costruendo, e pensava semplicemente che fossi un bambino un po’ strano, appassionato di lavatrici. Come dargli torto? Quindi c’è sempre stata una rotella musicale innata nella mia testa, votata principalmente alla creazione più che all’esecuzione, non sono mai stato un musicista in senso stretto, quanto più un compositore.

L’esperienza che ti ha fatto crescere maggiormente dal punto di vista lavorativo e personale?
Senza dubbio il lavoro che faccio tutti i giorni mi fa crescere professionalmente con sempre nuove sfide. Negli ultimi 12 anni ho passato circa l’80% del mio tempo in studio di registrazione, scrivendo colonne sonore di tutti i tipi, principalmente per l’industria dei videogiochi. Sono una persona abbastanza pratica, credo che l’unica cosa che possa far crescere sia il confronto diretto, a volte anche a brutto muso coi problemi, nella fattispecie musicali. Anche a causa del fatto che pagano sempre meno non puoi permetterti di fare lo schizzinoso, qualsiasi tipo di musica ti chiedano devi essere in grado di produrla nel miglior modo possibile, nel più breve tempo possibile e non facendoti pagare troppo. E’ una vera giungla là fuori, soprattutto ultimamente e se non hai una fortissima passione per il tuo lavoro, alla fine ti dici “Sai che c’è, quasi quasi mi faccio assumere in catena di montaggio”. Invece a livello personale ho avuto un’esperienza bellissima questa estate, ero a Colonia alla Game Developer Conference e una sera ho preso un taxi per tornare a casa. Il tassista era un rifugiato politico iraniano che a un certo punto mi chiede che mestiere faccio e quando gli rispondo “il compositore” si emoziona, mi chiede dettagli, finché non gli regalo il cd demo che stavo dando a tutti alla fiera. Lui lo mette nello stereo della macchina e al terzo pezzo quasi si commuove e mi fa una marea di complimenti, fino a tirare fuori il cd e obbligarmi a firmaglielo e fargli una dedica. E’ stato davvero un bel momento, a volte uno si dimentica che lavoriamo fondamentalmente per dare emozioni e quando questo succede e si riesce a toccarlo con mano….. beh, vedi che alla fine il tuo lavoro proprio così inutile non è.

So che lavori come direttore del doppiaggio freelance: non c’è solo musica, quindi, nella tua vita…quale altre sono le tue passioni?
Non c’è solo musica perché nel mio studio facciamo tutto, la dicitura corretta è “Fornitura di servizi audio per prodotti multimediali” quindi musica, effetti sonori, montaggi audio ed anche doppiaggi e voice over. Ma qui si parla di ambito lavorativo. Potrei risponderti che le mie passioni sono le solite, uscire con gli amici, guardare film, informarsi sulle ultime uscite videoludiche, ma a costo di sembrarti un po’ limitato, devo essere sincero e rispondere che la mia passione è…… la musica! Un demone angelico che cambia sempre faccia. Per esempio per il mio ultimo compleanno mi sono preso un sassofono ed ho cominciato a suonarlo, ed ora tra le mie tante attività “collaterali” ho un gruppo con cui canto e suono il sax. Io sono sempre stato un topo da studio, e adesso sto prendendo gusto a fare dei piccoli live con un po’ di amici. Ed anche questa partecipazione a Musicultura è un po’ una scommessa, non sono mai stato particolarmente interessato alla musica come mezzo per contenuti letterari, invece ultimamente mi sono avvicinato anche a questo tipo di fruizione.

Dopo l’esperienza con i Meridiano Zero, continuerai da solista? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Negli ultimi 10 anni i Meridiano Zero eravamo io e il mio chitarrista storico, Nazzareno Zacconi, che ha suonato sui pezzi che ho presentato e sarà al mio fianco anche sul palco delle audizioni di Musicultura. Non c’è differenza tra Simone Cicconi solista e i Meridiano Zero, a parte il fatto che le iscrizioni per i solisti costano un po’ meno! Il mio progetto per il futuro è sempre il solito cioè dominare il mondo, ma realisticamente a questo punto della mia vita credo che continuerò a fare la vita della rockstar di provincia barcamenandomi tra i vari lavori che mi danno soddisfazione e il necessario per le bollette.

Perché hai scelto di partecipare a Musicultura? Cosa rappresenta per te questa esperienza?
L’anno scorso mi sono ritrovato single e quindi con un parecchio tempo libero in più. Come sfruttarlo? Pensando, mi sono detto. E a forza di pensare, alla fine mi è venuto di scriverli, un paio di pensieri. Una volta scritti, avevano tanti lati ma una forma abbastanza regolare e che mi dava l’idea si sarebbe accompagnata bene con una musica rumorosa, scanzonata e un po’ cattiva. Così sono nate queste canzoni. Ovviamente il mercato per queste cose non esiste, e l’unica cosa che si possa fare per farsi ascoltare è rompere le scatole a destra e a sinistra. Musicultura è uno dei posti a cui ho rotto le scatole. L’ultimo giorno utile prima della scadenza sono andato a prendermi un caffè a Recanati, portandomi dietro i moduli e i cd e presentandomi a “Palazzo CesanellI” con la mia bella faccia tosta. E adesso vediamo se si riesce ad arrivare in fondo, sperando che la giuria non si spaventi troppo di fronte a un rock un po’ “pesantino”. Comunque ringrazio i selezionatori, se non avessi avuto accesso alle audizioni live difficilmente ci sarebbe stata l’opportunità di suonare dal vivo queste canzoni con una vera band. L’aspetto più divertente di tutta la faccenda è che se arriviamo allo Sferisterio, per una volta mi conviene andare a suonare a piedi, dato che nei giorni del festival le macchine arrivano a parcheggiarmi sotto casa!

Cosa pensi dello stato attuale della musica italiana? Gli artisti hanno possibilità di farsi conoscere, anche senza essere sotto l’ala protettrice delle etichette discografiche più famose?
Sarò in controtendenza, ma secondo me la musica italiana in questo periodo gode di una salute che non ha mai avuto…. Se parliamo di qualità della produzione direi che siamo a dei livelli di eccellenza, in giro si sentono delle cose stratosferiche, belle, artisticamente valide ed emozionanti. Che ovviamente non hanno il minimo mercato, perché il fruitore medio di musica va ad ascoltare un gruppo solo se fa il tributo a Ligabue e Vasco Rossi. I pub sono strapieni in quei casi, ed è un po’ demotivante, ma cosa ci vogliamo fare? Se poi parliamo di mercato discografico, quello rappresenta indubbiamente un passato che non tornerà, ma io penso che la discografia (così come i talent show) abbia poco a che fare con la “musica” in senso stretto. Per noi nati dopo gli anni ‘60 viene naturale pensare al disco come il normalissimo mezzo tramite il quale ascoltare musica, ma ci dimentichiamo che per millenni la registrazione non è esistita, mentre la musica sì. Quindi il fatto che il lavoro in studio sia poco più che un biglietto da visita per avere la possibilità di suonare dal vivo credo che sia la rivincita della dimensione naturale della musica. Il disco è da considerarsi alla stregua di qualsiasi altra attività promozionale, come il video, le interviste, ecc. La musica invece è quella cosa che viene fuori da te, dal tuo strumento e dai tuoi compagni quando state di fronte a chi vi ascolta. Ascoltare un disco è come leggere un’opera teatrale. Per carità, si capisce lo stesso quello che voleva dire l’autore, ma se la vai a vedere a teatro la vivi. E’ meglio.

C’è un artista che stimi in particolar modo con cui vorresti, un giorno, condividere il palco?
Tanti, tantissimi, troppi per riassumerli in una risposta. Ma i sogni hanno senso solo se sono giganteschi, quindi direi che sarebbe l’apogeo della serotonina stare sullo stesso palco con ciò che rimane dei Pink Floyd. Sperando che tra i tanti inglesi che si comprano casa nelle nostre campagne ci siano anche Gilmour, Waters o Mason, e una sera si prendano una birra in un posto in cui incidentalmente suono con qualcuno, dato che non credo esisterà mai un modo diverso da questo per far avverare questo sogno!

(nella foto Simone Cicconi)