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OFL

di Elisa des Dorides

La logica delle major musicali va spezzata. Nel magma del mainstream delle grandi etichette discografiche si annega e si perde di vista, anzi d’orecchio quell’universo parallelo di suoni altri che i ‘canali ufficiali’ non riconoscono. Canzoni e canzonette, la forma canonica della canzonetta, la melodia orecchiabile della canzonetta: tutto ciò in nome del profitto poiché produzione, promozione e distribuzione sono pensate e agite per la massa grazie a copiosi budget di investimento. Oltre questa realtà, però, c’è un altro modo di creare e far circolare la musica. Fuori dalle mode, senza gli ammiccamenti sonori per le radio dei più quotati, esistono le etichette indipendenti.
Un artista come Manuel Agnelli ha le idee chiare al riguardo: “C’è sempre una latente ma radicata esigenza di dover produrre un disco per fare soldi. Questo modo di pensare a priori, danneggia l’artista che perde d’unicità e si trova ingabbiato con la sua creatività in certe esigenze meschine legate alla commercializzazione dell’opera d’arte. Le etichette indipendenti cercano di sfuggire da questo meccanismo favorendo un migliore compromesso tra esigenze di mercato e l’esigenze del musicista.” In un paese dove si cerca di fare il possibile per inaridire la creatività, la musica non cede, sgomita e trova i suoi canali d’espressione alternativi. Festival di musica indipendente sono sempre meno una cosa rara: pensiamo al Mei- il meeting etichette indipendenti- nato a Faenza e che, dal 1997 ad oggi, è cresciuto tantissimo in termini di espositori, artisti e riconoscimenti. Anche le Marche vantano della loro pullulante realtà musicale indie visto che il 23 dicembre 2012, presso il Csa Sisma a Macerata, si è svolta la seconda edizione di OnlyFuckingLabels festival, dopo il successo nel 2011. Voluto ed organizzato dall’ADAM, Csa Sisma, Flow Yo e OnlyFuckingNoise (gruppo di artisti marchigiani con l’intento di promuovere e diffondere iniziative inerenti a varie attività artistiche), il suo esito è stato fortunato anche quest’anno visto che il pubblico è accorso in massa. Il centro sociale, suddiviso in diverse sale, ha dato la possibilità di vivere la serata in gran fermento tra musica live e stand. Le etichette, marchigiane e non, che hanno esposto da dischi a vinili, oltre che t-shirts sono state Macina Dischi, Boring Machines, From Scratch, De Ambula, Lemming, Robot Radio, Irma, Burp, Bloody Sound Factory, Hysm Records, Mukkake, Bar La Muerte, 122H, Sonatine Produzioni, Human Feather, Death Crash, Seahorse. Dalle 19.30 fino all’1.30 del mattino circa musica non stop di gruppi come i Topsy The Great di Prato che hanno dato inizio al fragore sonoro col loro noise sperimentale. A seguire gli Be Invisible Now: la dark- ambient celebrale dai pigli elettronici ha invaso lo spazio del centro sociale. Primitivi e corrosivi i Bogong In Action, il terzetto di Taranto dalla dialettica urla glaciali/chitarre acide come trapani. E se questi fino ad ora vi erano sembrati ‘rumori strani’, parliamo allora degli Hysm?: il duo dalle sonorità jazz sperimentali che altrove si è esibito con i Fuzz Orchestra, maestri di deliranti fibrillazioni noise-doom catastrofiste. E ancora i Kelvin, duo padovano; i Marigold di Lanciano. Fino ad arrivare agli Aedi, gruppo di Macerata indie pop/rock che ha presentato i nuovi brani dell’album Ha Ta Ka Pa in uscita a Febbraio 2013 per la Gusstaff Records e prodotto da Alexander Hacke degli Einsturzende Neubauten. Si ripiomba nella noise con un artista alquanto singolare come il milanese Paolo Cantù. Chitarre elettriche e universo loop per ricreare esplosioni cosmiche in salsa industrial e post-punk: così presenta il suo nuovo progetto Makhno. Con i Throbbing Gristle come maestri, il polistrumentista ipnotizza. Si esibiscono poi gli Ovo e i Drunken Butterfly, anche loro maceratesi, con la loro affermata massiccia e logorroica elettronica. Il pubblico è definitivamente riscaldato, l’entusiasmo è visibile, la musica è dentro il rumore ed è libera di dimenarsi in mille riverberi. Questo è stato e sarà, ci auguriamo, OnlyFuckingLabels per le edizioni a venire (foto di Marina Andrenucci).

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